La Calabria si avvicina a una nuova tornata elettorale regionale in un clima di attesa, ma anche di preoccupazione. Le ferite storiche di questo territorio – disoccupazione giovanile, carenza di infrastrutture, servizi sanitari al collasso – restano ancora aperte. In questo scenario, la voce dei sindacati prova a riportare il dibattito al centro delle questioni concrete. Andrea Ferrone, segretario comprensoriale della Cgil Sibaritide-Pollino-Tirreno, ha lanciato un appello diretto ai candidati alla presidenza della Regione. Il suo intervento tocca punti sensibili: dal futuro della ex centrale Enel di Rossano al porto di Corigliano, dalla statale 106 all’ospedale della Sibaritide. Temi che intrecciano lavoro, ambiente, servizi e sviluppo, e che delineano una Calabria che non vuole rassegnarsi a restare indietro. «Chiediamo a chi sarà chiamato a guidare la Regione – spiega Ferrone – di assumersi la responsabilità di dare risposte concrete. La Sibaritide e Corigliano-Rossano, terza città della Calabria, non possono essere dimenticate». Il nodo del lavoro Il primo fronte che Ferrone mette sul tavolo riguarda l’occupazione. Qui la questione industriale si incrocia con la storia recente di un’occasione mancata. «L’impoverimento industriale – dice – è oggi il tema più scottante. Penso alla ex centrale termoelettrica di Rossano, di proprietà Enel. Tre anni fa abbiamo perso un’opportunità straordinaria: la riconversione a idrogeno green. Quel progetto, sostenuto anche dalle organizzazioni sindacali, avrebbe rilanciato il sito, garantito bonifica e soprattutto creato posti di lavoro». Oggi, invece, lo scenario è diverso. L’area della centrale è ferma, senza prospettive concrete, mentre i pochi occupati che ancora ruotano intorno al sito rischiano di restare senza impiego. Ferrone ricorda come già in passato la Cgil si fosse rivolta al presidente Roberto Occhiuto, all’inizio del suo mandato, chiedendo di aprire un confronto serio con Enel. «Dicemmo chiaramente che quella scelta era sbagliata. Oggi lo ribadiamo al presidente uscente, che si ricandida, e all’altro candidato Pasquale Tridico. Non ci sono alternative: o si riparte da quel progetto o il sito diventerà un vuoto senza futuro».
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Il rischio non è solo occupazionale. La mancata riconversione significa anche assenza di bonifica ambientale e perdita di un’area strategica per la città di Corigliano-Rossano. «Se non si riprende quella discussione – avverte Ferrone – non avremo né posti di lavoro, né un lungomare riqualificato, né una completa messa in sicurezza ambientale». Infrastrutture e sanità Accanto al lavoro, altri due nodi stringono la Calabria: i collegamenti e i servizi sanitari. Ferrone indica nel porto di Corigliano una delle risorse dimenticate. «Se fosse parte di un progetto organico di sviluppo della Sibaritide – sottolinea – diventerebbe volano di crescita per l’intera regione». Ma per farlo serve una visione complessiva che metta insieme reti logistiche, trasporti e nuove tecnologie. Il riferimento inevitabile è alla statale 106, arteria storicamente definita “strada della morte” per la sua pericolosità. Qui i lavori di ammodernamento procedono con lentezza, e la promessa di un appalto imminente non basta a colmare decenni di ritardi. Anche la sanità resta una ferita aperta. L’ospedale della Sibaritide è atteso da anni e rappresenta un simbolo del divario tra annunci e realtà. «In questo territorio – osserva Ferrone – c’è tutto: dal bisogno di nuove strutture alla domanda di personale e servizi. Ma manca la volontà politica di dare priorità a questi temi». Intanto i cittadini continuano a spostarsi verso altre regioni per curarsi, alimentando un fenomeno di mobilità passiva che drena risorse economiche e mina la fiducia nelle istituzioni. Il ruolo delle istituzioni Per Ferrone il punto non è solo denunciare i ritardi, ma costruire un metodo. Serve un tavolo istituzionale permanente, guidato dal presidente eletto della Regione, che coinvolga tutte le parti sociali. «Immagino – spiega – un organismo che metta insieme sindacati, associazioni datoriali, sindaci, perché qui non parliamo solo di una città ma di un’intera fascia ionica. È un territorio che ha potenzialità enormi, ma che senza una regia rischia di disperdere ogni occasione». L’esempio più chiaro è quello del porto di Corigliano. «Se fosse parte di una discussione complessiva sulla Sibaritide e sulla terza città della Calabria – sottolinea – potremmo mettere a sistema sviluppo, lavoro, bonifica dei siti e infrastrutture». Il messaggio ai candidati è netto: la Calabria non può più permettersi tavoli inconcludenti o promesse senza seguito.






