Sale la tensione anche sul piano sociale dopo l’operazione Ginestra. A Corigliano-Rossano il confronto si sposta sulla carta bollata: Tonino Caracciolo, ex sindaco, consigliere comunale e assessore dell’ex Comune di Rossano, ha depositato questa mattina, 6 novembre, una denuncia-querela presso gli uffici del Commissariato di pubblica sicurezza. È assistito dall’avvocato Giuseppe Straface, del Foro di Castrovillari.
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Geologo da oltre cinquant’anni, Caracciolo ricorda anche il proprio percorso professionale: responsabile della formazione della Carta tecnica della Calabria, coordinatore tecnico del Piano di assetto idrogeologico regionale e consulente esperto del Quadro territoriale regionale paesaggistico. È inoltre autore di pubblicazioni scientifiche e ha svolto incarichi di consulente tecnico di parte e d’ufficio.
La contestazione riguarda soprattutto l’ipotesi, diffusa nei contenuti richiamati nella denuncia, che Caracciolo avesse parlato favorevolmente di Annibale Matalone al sindaco Flavio Stasi. Una ricostruzione che il querelante ritiene lesiva, perché avrebbe suggerito un suo ruolo di collegamento in una vicenda alla quale si dichiara estraneo.
Caracciolo respinge inoltre la rappresentazione di una propria influenza sulle decisioni di Stasi, del quale rivendica l’autonomia politica e amministrativa. Secondo quanto esposto, l’accostamento del suo nome a quei fatti avrebbe alimentato sospetti sulla sua persona, andando oltre la semplice ricostruzione degli sviluppi giudiziari.
A pesare nella decisione di rivolgersi alle autorità sarebbe stata anche la diffusione dei contenuti attraverso Facebook e WhatsApp. Nella querela vengono richiamati commenti che, secondo l’ex sindaco, mostrerebbero come quelle ricostruzioni abbiano prodotto giudizi offensivi e richieste di conseguenze penali nei suoi confronti.
L’ex amministratore descrive un profondo senso di mortificazione e frustrazione. A difesa del proprio operato ricorda interventi adottati durante l’attività di governo cittadino, tra cui provvedimenti di sequestro e demolizione relativi a immobili riconducibili a un esponente della criminalità organizzata.
La denuncia prospetta l’ipotesi di diffamazione aggravata e chiede di accertare le responsabilità per la diffusione dei contenuti ritenuti offensivi. Caracciolo si riserva inoltre la costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento.
L’iniziativa aggiunge un fronte al clima di contrapposizione seguito all’operazione Ginestra: dalle discussioni sui social agli atti formali, il confronto investe anche la reputazione delle persone richiamate nel dibattito pubblico. Le contestazioni esposte nella querela dovranno ora essere valutate dalle autorità competenti sulla base degli elementi presentati.






