Il bordello di Rossano, racconto di Martino A. Rizzo

Anche tra i rossanesi furono tanti quelli che s’intristirono nel 1958 per la chiusura dei bordelli. Indro Montanelli, Dino Buzzati, Piero Chiara, Tinto Brass e tanti altri manifestarono il loro disappunto e la loro malinconia con la penna e la loro arte mentre a Rossano nessuno si cimentò nel raccontare in qualche modo il dispiacere suscitato tra i maschi del paese e del circondario dalle conseguenze della Legge Merlin, ma non per questo mancarono i delusi e gli amareggiati da quella scelta politica, per loro, infausta. E stettero zitti perché non era decoroso parlare apertamente di questi argomenti.

Dal 1860, fino all’emanazione della Legge Merlin del 20 febbraio1958 che abrogò le case chiuse e introdusse in Italia il delitto di sfruttamento della prostituzione, furono undici le leggi che disciplinarono questa materia, a riprova che il settore era ritenuto meritevole di molta attenzione da parte dello Stato. Per primo iniziò Cavour che il 15 febbraio 1860 emanò un regolamento sul traffico sessuale. Infatti era molto importante tenerlo sotto controllo per evitare il diffondersi delle malattie veneree. L’ultima disposizione legislativa fu del 6 maggio 1940.

Un privato che voleva aprire una casa chiusa aveva bisogno dell’autorizzazione da parte dell’autorità di pubblica sicurezza che a sua volta per rilasciarla aveva necessità del parere favorevole del medico provinciale che doveva pronunciarsi sulla idoneità dei locali dove si sarebbe svolta l’attività. Poi, durante la gestione del bordello, dei medici, incaricati dal prefetto e individuati su parere del medico provinciale, avevano il compito di visitare le donne e di «denunziare immediatamente all’autorità sanitaria le donne riscontrate affette da malattie veneree o altre malattie» (art. 12 Regio Decreto 25 marzo 1923, n. 487).

Il 6 novembre 1926, col testo unico di PS, furono fissati vincoli ancora più stringenti per le case chiuse con rigidi obblighi per i tenutari delle stesse e dando ancora maggiori poteri all’autorità di pubblica sicurezza che poteva impedire di adibire un locale a bordello ogni qualvolta lo riteneva «opportuno nell’interesse della pubblica morale, del buon costume e dell’ordine pubblico» (art. 196). Inoltre, lo stesso articolo prevedeva che non poteva adibirsi a locale “a uso di meretricio” se lo stesso si trovava vicino a edifici «destinati all’istruzione, educazione, o al culto, oppure a caserme, a mercati o ad altri luoghi di pubblica riunione» e anche qualora per l’autorità di pubblica sicurezza potesse diventare occasione di scandalo. Per tale motivo si preferiva che le case di tolleranza fossero situate in zone periferiche fuori dal centro cittadino e lontano dalla vista di tutti.

E a Rossano? Negli anni Venti, una giovane della borghesia cittadina, ultima di tre sorelle, senza arte e né parte, diventata ragazza-madre, senza più il sostegno di una famiglia alle spalle, decise di sbarcare il lunario diventando imprenditrice del sesso e utilizzando la vecchia abitazione paterna per la nuova attività. La casa in questione – tra l’altro – si prestava molto bene allo scopo in quanto era situata nella zona periferica di Porta Penta, nemmeno sulla strada principale, ma in un vicolo fuori dalla vista dei passanti.

Le donne che vi esercitavano la professione giungevano in treno da ogni parte e, per farle ammirare dai potenziali clienti, la titolare di questo traffico faceva fare loro periodicamente un giro in città sulla carrozza del “Pitisso”, in modo che i rossanesi potessero apprezzare i “nuovi arrivi”.

Come si suol dire: la pubblicità è l’animo del commercio e anche in questo campo non poteva difettare. Le donne, dal punto di vista sanitario, venivano tenute sotto controllo dal dottor Francesco De Russis, ex capitano medico e ufficiale sanitario. Dal punto di vista legale, l’“impresa” invece era assistita dall’avvocato Totonno Rizzo che si lamentava perché le sue consulenze venivano pagate dalla tenutaria con soldi di piccolo taglio frutto del commercio che faceva.

Accanto a questa attività esercitata a Rossano in modo imprenditoriale, in città c’erano anche tante piccole artigiane che operavano nello stesso settore in quanto in un’epoca di grande povertà l’antico mestiere esercitato nel loro misero “vàscio” era l’unico modo per tirare a campare. Invece qualche signora della buona borghesia, che aveva necessità di arrotondare il bilancio familiare, si recava a fornire le sue prestazione a Cosenza, lontana da occhi indiscreti.

Insomma, in un modo o nell’altro, tutto filava liscio fino a che non arrivò in Parlamento a rompere questo equilibrio Lina Merlin, insegnante socialista che prese parte alla Resistenza e che poi abbracciò l’attività politica diventando componente dell’Assemblea Costituente e prima donna a essere eletta al Senato della Repubblica. La Merlin tanto si diede da fare nella sua carriera politica a favore dell’emancipazione femminile e, dopo dieci anni di discussioni, riuscì a far approvare la legge, che prese il suo nome, sull’abolizione della regolamentazione della prostituzione. Un duro colpo per gli uomini usi a frequentare quel mondo tanto che Indro Montanelli – oppositore della proposta Merlin – nel 1956 scrisse che «in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli: la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovano la più sicura garanzia» (in I. Montanelli, Addio, Wanda! rapporto Kensey sulla situazione italiana, Longanesi 1956).

Martino A. Rizzo 

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo è un grande curioso di storie e avvenimenti rossanesi,

coriglianesi e più in generale calabresi e gli articoli che prepara per Informazione & Comunicazione non sono altro che il risultato delle ricerche utili a soddisfare queste sue curiosità. Frutto di tale attività è stata anche la realizzazione del sito www.AnticaBibliotecaCoriglianoRossano.it che ormai si è meritato un posto di rilevo tra i siti contenenti libri, articoli e fotografie sulla Calabria, tutti liberamente scaricabili.

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