di Domenico Canino*
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Le analisi della dottoressa Bicchieri sono solidissime, nel suo laboratorio ha usato Fors(Fiber Optic Reflectance Spectra) su molte pagine del Codex. Le spettrometrie hanno decretato che le pagine sono state tinte color porpora con l’oricello, colorante vegetale. Una vera sorpresa, ci si aspettava il rosso porpora da mollusco murice da un manufatto orientale di epoca antica. Che significa? L’oricello, non è stato mai usato per tutto il medioevo, e si è cominciato ad usare con continuità solo nel 1300 a Firenze ad opera della famiglia degli Oricellari, poi detti Rucellai, che ne scoprirono la chimica di processo e divennero ricchissimi con il monopolio di questa tintura. Un procedimento complesso che prevedeva la polvere del lichene della Roccella, che in natura è di color grigio, importato per lo più dalle isole Canarie, macerato e messo a bagno con urina umana stantia,( in cui l’ammoniaca contenuta in essa reagiva con la polvere setacciata di Roccella e la rendeva color porpora), e poi per diversi giorni rimesso a bagno in urina, ranno di calce, cenere, soda, un procedimento molto complesso, quasi industriale. Con barili di urina presi dagli ospedali fiorentini! Dunque il Codex Purpureus Rossanensis, essendo stato tinto di porpora con l’oricello, è posteriore al 1300. (fonte cosenzachannel.it)






