Incendi in Calabria, M5S: «Tra propaganda e teorie del complotto, la gestione Occhiuto è un fallimento»

Dura presa di posizione della capogruppo pentastellata in Consiglio Regionale. Nel mirino i roghi che stanno devastando il territorio dal Pollino al Vibonese e le risposte della politica.

La Calabria torna a fare i conti con l’emergenza roghi, posizionandosi ai vertici delle classifiche nazionali per patrimonio boschivo distrutto. A intervenire con parole durissime sulla gestione della crisi è Elisa Scutellà, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale, che punta il dito contro i risultati fallimentari delle strategie messe in campo dall’amministrazione regionale.

Un territorio devastato e strategie contestate
L’ondata di incendi sta colpendo duramente diverse aree della regione, dal Pollino a Cassano Ionio, passando per Acri, la Sila Greca, il Lametino e il Vibonese, arrivando persino a minacciare le principali arterie stradali. Secondo l’esponente del M5S, alla narrazione istituzionale fatta di annunci roboanti e promozione social non corrisponderebbero i fatti: «Flotte aeree, mezzi terrestri e piattaforme descritti come panacea di ogni male, ma è ora di chiedere conto dei numeri: quali risultati ha prodotto questa strategia in termini sanzionatori e di deterrenza? Quante sanzioni o denunce sono scaturite?». Per Scutellà la tecnologia non può trasformarsi in un alibi di fronte a un territorio che continua a bruciare senza che vengano individuati i responsabili.

La polemica sulle teorie del complotto
Il quadro critico si arricchisce di un ulteriore elemento di scontro politico. La capogruppo pentastellata ha infatti criticato aspramente una comunicazione diffusa da Fratelli d’Italia, accusando la forza politica di spostare l’attenzione dalle responsabilità di governo verso improbabili teorie del complotto: «Evocare improbabili atti ostili o presunti “sabotaggi” ai danni delle amministrazioni di centrodestra pur di non assumersi la responsabilità delle proprie inadempienze è un atteggiamento grave ed irresponsabile». L’affondo si chiude ribadendo che la credibilità di una classe dirigente si misura con azioni concrete a tutela dei boschi e delle comunità, e non attraverso la propaganda o le insinuazioni.

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