L’Intelligenza Artificiale non è soltanto una rivoluzione tecnologica, ma una sfida strategica che riguarda il futuro dell’Europa. È questo il messaggio che emerge dall’intervista concessa da Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria e coordinatore della task force governativa sull’IA, pubblicata dal Quotidiano del Sud il 13 luglio 2025.
Secondo Greco, l’Unione Europea ha compiuto una scelta importante introducendo una regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale attraverso l’AI Act. Un sistema di regole necessario per garantire trasparenza, sicurezza e tutela dei cittadini. Ma la regolamentazione, da sola, non basta.
Il nodo centrale è quello degli investimenti. L’Europa, osserva il docente, continua a dipendere dalle grandi piattaforme tecnologiche internazionali per infrastrutture, modelli di IA e servizi cloud. Una situazione che rende il continente vulnerabile sul piano economico e strategico.
Non a caso, il titolo dell’intervista richiama proprio questo rischio: se i grandi colossi del digitale dovessero limitare l’accesso alle proprie tecnologie, l’Europa subirebbe un pesante arretramento, con conseguenze per imprese, pubbliche amministrazioni e ricerca.
Greco invita però a evitare letture catastrofiche dell’Intelligenza Artificiale. Non esistono, sostiene, macchine che evolvono autonomamente fino a sostituire l’uomo. I rischi reali riguardano piuttosto l’uso improprio della tecnologia, la diffusione di informazioni errate e la dipendenza da sistemi sviluppati all’estero.
Anche il mondo del lavoro sarà interessato da una trasformazione profonda. Alcune attività verranno automatizzate, mentre altre nasceranno grazie alle nuove competenze richieste dall’economia digitale. Per questo motivo diventa fondamentale investire nella formazione continua e nella diffusione delle competenze digitali.
Un passaggio dell’intervista è dedicato anche all’uso quotidiano degli strumenti di IA generativa. Per ottenere risultati affidabili, spiega Greco, è necessario imparare a formulare richieste precise e verificare sempre le risposte prodotte dai sistemi, mantenendo un approccio critico.
Il messaggio conclusivo è chiaro: l’Europa ha dimostrato di saper definire le regole dell’Intelligenza Artificiale, ma ora deve costruire anche la propria autonomia tecnologica, investendo in data center, ricerca, infrastrutture e innovazione. Solo così potrà competere con le grandi potenze mondiali e ridurre la dipendenza dai colossi del digitale.
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