Intitoliamo una strada a Yannick Sinner: la Calabria renda omaggio ai valori che contano

Nel tempo della visibilità, dei gesti eclatanti, dell’ego che spesso ruba la scena al merito, c’è una figura che ha riscritto il senso del successo: Yannick Sinner, il primo italiano nella storia del tennis ad aver vinto il torneo di Wimbledon e, soprattutto, numero uno al mondo, traguardo mai raggiunto da nessun nostro connazionale. Ma Sinner è molto più di un campione. È un simbolo, un esempio concreto di come si possa toccare il vertice senza perdere il contatto con le radici.

Chi lo osserva non può non cogliere la sua compostezza, la sobrietà nei gesti, la forza di chi ha costruito tutto con lavoro, metodo, disciplina. Non c’è ostentazione nella sua ascesa. Non c’è traccia di arroganza nei suoi atteggiamenti, nemmeno quando vince partite epocali o batte i più forti. C’è sempre, invece, rispetto. Verso gli avversari, verso i suoi genitori, verso il pubblico. Non è uno che lancia racchette, che sbraita, che si atteggia. È uno che lavora, che perde con dignità e vince con discrezione. È, in fondo, un ragazzo che ha mantenuto l’essenza di ciò che dovrebbe essere lo sport: un laboratorio di umanità.

Proprio per questo, oggi, da queste colonne vogliamo avanzare una proposta semplice quanto potente: intitolare una via, una piazza, un impianto sportivo a Yannick Sinner, partendo dal comune di Corigliano-Rossano e, idealmente, coinvolgendo tutta la Calabria.

Questa proposta ha una valenza che va oltre la toponomastica. È un atto simbolico, è un messaggio politico, sociale, culturale. È un invito a riconoscere pubblicamente valori che stiamo perdendo: l’umiltà, il legame con la famiglia, l’importanza dell’impegno quotidiano, la capacità di riconoscere i propri limiti e di affrontarli con serietà. Sinner è l’antidoto alla superficialità dilagante, alla smania di visibilità che tutto divora, alla retorica dell’apparenza che spegne ogni sostanza.

Questa non è solo una dedica. È una strategia culturale e comunicativa. Intitolare oggi una strada a un giovane campione vivente come lui significa fare notizia, aprire una finestra mediatica sulla Calabria, portare l’attenzione nazionale (e forse internazionale) su un gesto lungimirante. Immaginate: Sinner ospite in Calabria, alla cerimonia d’intitolazione. Un’occasione unica per far scoprire la nostra terra, per raccontarne la bellezza, per legare un volto pulito e stimato a una regione che spesso combatte stereotipi e marginalità.

C’è chi sostiene che una strada non si possa dedicare a una persona ancora in vita. È un’idea diffusa, ma sbagliata.
La legge che regola la toponomastica (n. 1188 del 1927) vieta – salvo eccezioni – di intitolare spazi pubblici a persone morte da meno di dieci anni. Ma non vieta di farlo per chi è ancora in vita, se parliamo di figure che si sono distinte per valori, impegno, rilevanza pubblica e riconoscimento nazionale o internazionale.

È già successo in passato: artisti, scienziati, atleti e persino educatori hanno ricevuto questo tipo di riconoscimento mentre erano ancora in attività. Serve una motivazione chiara, una delibera comunale e l’autorizzazione della Prefettura. Ma è possibile, ed è legittimo.
Yannick Sinner rientra perfettamente in questa possibilità: non solo per le vittorie, ma per ciò che rappresenta come persona.

Un caso emblematico è quello di Alessandro Del Piero: nel 2013 il Comune di Jesolo, in Veneto, ha intitolato un tratto del lungomare cittadino al campione, allora ancora in attività e ben lontano dalla pensione sportiva. L’intitolazione è avvenuta ufficialmente, con delibera comunale e autorizzazione prefettizia, e ha visto la partecipazione dello stesso Del Piero alla cerimonia inaugurale. L’evento attirò attenzione nazionale, dimostrando che si può intitolare uno spazio pubblico a una persona vivente, se questa rappresenta un punto di riferimento positivo per la comunità. E chi, oggi, più di Sinner incarna questa funzione pubblica e culturale?

Allora perché non farlo? Perché non lanciare da qui, dalla Calabria, un segnale forte e positivo? Corigliano-Rossano sta discutendo in questi mesi della propria toponomastica. C’è fermento, ci sono idee. E questa potrebbe essere l’idea che unisce tutti: una scelta condivisibile, senza colori politici, che parla a tutte le generazioni, che racconta un Paese che sa riconoscere il valore, che sa omaggiare chi lo rappresenta nel mondo senza clamori, ma con rigore e umanità.

Intitolare una via a Sinner è intitolare una via al merito, alla famiglia, alla semplicità. È ricordare alle nuove generazioni che si può essere grandi senza diventare arroganti. È dare un volto positivo all’Italia che lavora in silenzio e costruisce il futuro. È anche, diciamolo chiaramente, un’occasione per far conoscere la Calabria al mondo attraverso una storia bella.

Ci auguriamo che questa proposta venga accolta, discussa, abbracciata da amministratori sensibili e cittadini consapevoli. Non serve aspettare la morte per riconoscere il valore. A volte, il riconoscimento più giusto è quello che arriva in vita, quando il gesto può ancora parlare, educare, ispirare.

Sinner lo merita. E anche la Calabria merita di raccontarsi con storie come la sua.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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