L’intervento | Piano Trasporti Calabria, Mazza: “Eutanasia jonica e delitto alla visione unitaria regionale”

​Il nuovo Piano Regionale dei Trasporti non si configura come uno strumento di coesione, bensì come un manifesto di secessione infrastrutturale interna. L’Arco Jonico, area che per morfologia e collocazione dovrebbe fungere da cerniera vitale tra i flussi adriatici e la dorsale tirrenica, viene deliberatamente declassato a zona di risulta. La sistematica esclusione della Sibaritide e del Crotonese dalle grandi direttrici di mobilità europea non rappresenta un mero errore di calcolo. È la precisa volontà di disconoscere la valenza geografica di un territorio che ospita un quarto della popolazione regionale. Ignorare la funzione connettiva di quest’area significa amputare la Calabria della sua proiezione verso l’oriente, condannandola a una marginalità irreversibile.

​L’accantonamento del nodo ferroviario di Tarsia assurge a simbolo plastico dell’anacronismo politico calabrese. In un’epoca in cui la logistica moderna esige intermodalità e rapidità di innesto, recidere il legame naturale tra lo Jonio e la futura AV SA-RC è un atto di sabotaggio strategico. Questa scelta rivela l’ossessione di una Governance regionale arroccata sul feticcio del triangolo Cosenza-Istmo-Stretto: un sistema tripolare che fagocita risorse per auto-conservarsi. Vieppiù, incapace di concepire uno sviluppo coerente, reticolare ed euromediterraneo. Il deviatoio di Tarsia non sarebbe stata una semplice opera pubblica, ma la chiave di volta per un’integrazione reale. La sua negazione cristallizza il dualismo regionale, separando di fatto la Calabria produttiva da quella burocratica. Delinea, altresì, una Regione a due facce: da un lato quella veloce ed emancipata, dall’altro quella lenta e sottosviluppata.

​Esiste una sproporzione inaccettabile tra la consistenza numerica della delegazione jonica nei palazzi regionali e l’irrilevanza dei risultati ottenuti per il territorio. La quantità degli eletti nell’Arco Jonico non si è tradotta in qualità dell’azione politica, rivelando una Classe Dirigente prostrata alle logiche del centralismo regionale. Questa subalternità istituzionale trasforma i rappresentanti locali in meri esecutori di direttive che favoriscono sistematicamente il versante ovest della Regione. La mancanza di una visione unitaria e di una massa critica jonica permette al baricentro politico di ignorare con disinvoltura le istanze di centri come Corigliano-Rossano e Crotone, riducendo la rappresentanza a un simulacro privo di reale potere negoziale.

​Alla subalternità dei Rappresentanti regionali si somma la passività di molti Governi cittadini dell’Arco Jonico. Dai grandi centri fino ai borghi più piccoli, si assiste a una gestione condominiale del potere. Molti Sindaci sembrano aver smarrito la funzione politica del loro ruolo, riducendosi a meri burocrati del presente. L’azione amministrativa si esaurisce nella firma di una delibera ordinaria per coprire buche e badare a sfalci e potature, scambiando la normale manutenzione per un traguardo di civiltà. Esiste una cronica incapacità di guardare oltre il confine del proprio campanile. Invece di fare massa critica e ragionare come un’unica metropoli lineare jonica, ci si accontenta di gestire il proprio piccolo orto, rinunciando a proiettare il territorio in un contesto extra-regionale o nazionale. La politica locale è passata dal progetto alla gestione, dal sogno alla sopravvivenza. Questa mancanza di ambizione trasforma i Sindaci in guardiani di un declino amministrato, incapaci di opporsi al centralismo regionale perché privi di una visione alternativa e unitaria. Questa pigrizia amministrativa è forse l’ostacolo più grande: senza un Establishment locale pronto a battere i pugni e proporre progetti d’area vasta, i rappresentanti regionali avranno sempre gioco facile nel restare silenti e sottomessi.

​L’esito finale di questa pianificazione è la trasformazione dell’Arco Jonico in una paradossale enclave costiera: un territorio che — pur affacciato sul mare e dotato di potenzialità agroalimentari e turistiche d’eccellenza nonché di ecosistemi per la rigenerazione industriale — vive le condizioni di isolamento tipiche delle aree interne più depresse. Il disprezzo per il diritto alla mobilità dei cittadini jonici lede i principi fondamentali di uguaglianza territoriale sanciti dai trattati europei. Se il Piano dei Trasporti non verrà radicalmente emendato, l’Arco Jonico cesserà di essere il paradigma dello sviluppo calabrese per diventare il monumento permanente al fallimento della Regione. Con la consapevolezza che la Calabria — contrariamente a ogni logica di rispetto di tutte le aree geografiche componenti il mosaico sistemico regionale — ha scelto di viaggiare a due velocità, mutilando consapevolmente parte del proprio territorio e del proprio futuro.

Domenico Mazza

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