La Comunità di Santa Maria delle Grazie, racconto di Martino A. Rizzo

Per alcuni decenni a livello nazionale e internazionale Rossano è stata famosa oltre che per il Codex, San Marco, il Patire, anche per la Comunità di Santa Maria delle Grazie.

Raniero la Valle, Antonio Mazzi, Luigi Ciotti, Pietro Ingrao, Enrico Chiavacci, Alex Zanotelli, Ettore Masina, Marcelo Barros, Adriana Zarri, Carlo Carretto, Giovanni Mazzillo, Arturo Paoli, Carmine Di Sante, Giuseppe Barbaglio, Tonio Dell’Olio sono alcuni dei nomi delle persone che nel corso degli anni sono arrivate a Rossano ospiti della Comunità di Santa Maria delle Grazie, insieme a giovani giunti da tanti paesi d’Europa. Vennero a Rossano anche il cardinale Bernard Alfrink, primate della chiesa d’Olanda e presidente di Pax Christi e, sulla scia delle attività per la pace, anche dom Helder Camara, il vescovo dei poveri e degli ultimi che si batteva per il rispetto dei diritti umani in Brasile, il vescovo copto cattolico Makarios Taufik di Ismailia in Egitto, mons. Emmanuel Kataliko del Congo, mons. Marie-Daniel Dadiet della Costa d’Avorio e altri dal Cile, dall’India e dalla Romania. A questi nomi ci sono da aggiungere le delegazioni venute dal Guatemala, dal Salvador, dall’Algeria, oltre a tanti vescovi italiani, insomma un universo che stimolò la Comunità di Santa Maria delle Grazie a guardare verso orizzonti sempre più ampi.

Ma qual è la storia di questa Comunità? Quando e come nacque?

Tutto ebbe inizio grazie a Gianni Novello, un giovane di origine veneta, laureato in Scienze Politiche, che per cinque anni aveva fatto esperienza a Taizé, una comunità francese formata da persone che hanno deciso di vivere la loro esistenza alla ricerca della comprensione e della riconciliazione tra gli uomini, mettendo alla base della vita comunitaria la bontà e la semplicità.

Gianni desiderava costruire una comunità nel Meridione, molto vicina alla gente e alla spiritualità monastica. «Va in Calabria» gli disse allora mons. Gaetano Bonicelli, all’epoca sottosegretario alla CEI, «perché i vescovi Agostino Selis − arcivescovo di Cosenza − o Antonio Cantisani − arcivescovo di Rossano − senz’altro ti accoglieranno». Così il 2 novembre 1974 Gianni Novello si presentò a mons. Cantisani che rispose positivamente a questa sua idea offrendogli la disponibilità dell’antico e malridotto convento di Santa Maria delle Grazie.

In tal modo iniziò a prendere vita la Comunità che dovette innanzi tutto affrontare i lavori per rendere abitabile il convento. Grazie però all’antico sentimento di ospitalità calabrese non mancarono volenterosi amici rossanesi che si diedero da fare aiutando nei lavori per la sistemazione della chiesa e delle tante piccole cellette della parte superiore del convento.

Nel 1979 sette persone vivevano stabilmente a Santa Maria: Gianni Novello, il fondatore, Gianfranco Boccalini, il primo ad averlo seguito, Michè Cereghini e Maria Villata, Giuliana Pagnin, un’infermiera veneziana, don Giorgio Scatto, un presbitero e il rossanese Pino Rubinetto.

Grazie ai cordiali rapporti subito intrecciati con tutti, tanti erano i ragazzi e i giovani, anche dei paesi vicini, che frequentavano la Comunità, facendo visite frequenti, partecipando alla liturgia quotidiana, all’eucaristia domenicale, agli incontri di spiritualità, alle settimane della pace. Si può dire che lo scambio era reciproco, poiché i membri della Comunità erano di casa in tante famiglie dei quartieri di Rossano e delle campagne circostanti.

Nell’estate del 1977, grazie alla Comunità, si svolse a Rossano il primo dei due incontri internazionali di Pax Christi che si tennero nella cittadina bizantina. C’erano centinaia di persone provenienti da vari Paesi e nelle chiese e nelle piazzette ci furono celebrazioni, assemblee e gruppi di studio. I residenti dei quartieri erano stati coinvolti dalla Comunità nell’accoglienza dei partecipanti e tanti erano ospitati presso le famiglie. Ci furono anche serate in cui nei “vicinanzi” vennero imbandite grandi tavolate per fare festa insieme agli ospiti. Insomma la Comunità in poco tempo era riuscita a entrare nel tessuto sociale della Città che rispondeva positivamente al suo messaggio di fratellanza.

Spesso fu ospite della Comunità mons. Luigi Bettazzi, indimenticabile vescovo di Ivrea e protagonista molto attivo nel Concilio, e don Tonino Bello, il vescovo dei poveri, ambedue riferimenti significativi e decisivi che hanno creduto e amato il cammino della Comunità, cammino che, tra l’altro, è sempre stato incoraggiato e spronato anche dai vescovi di Rossano, Cantisani, Sprovieri e Cassone.

A partire dal 1988-1989 la Comunità assunse la denominazione ufficiale di “Fraternità monastica di S. Maria delle Grazie” anche se tutti continuavano a indicarla e chiamarla semplicemente Comunità,

Nel 1974 don Giuseppe De Capua − un anziano, colto, saggio e lungimirante monsignore della Diocesi rossanese − nel Consiglio Presbiterale al quale l’arcivescovo Antonio Cantisani volle sottoporre il progetto di affidare il convento di Santa Maria delle Grazie a questi giovani che volevano formare una comunità, ai sacerdoti che avanzavano riserve obiettò: «Ma perché dovete sempre aver paura?».

Nel 2010, invece, per Santa Maria delle Grazie − dove erano di casa il calore dell’accoglienza, una fede militante e la passione per la pace e la giustizia – il vescovo Santo Marcianò decise che la Comunità, poiché non aveva mai chiesto di rientrare nell’ambito delle istituzioni disciplinate dal codice canonico, doveva lasciare il convento.

Dice Frédéric Vermorel, ospite della Comunità, a partire dal 1984, per dodici anni: «La fraternità monastica di Santa Maria delle Grazie non esiste più ma la sua eredità non è morta … ».

Il convento di Santa Maria delle Grazie rimase quasi abbandonato fino al 2019 quando l’arcivescovo Satriano decise di affidarlo alle Missionarie dell’Immacolata, una comunità internazionale di donne consacrate con la missione di annunciare il Vangelo a tutti i popoli lavorando nei dispensari, nei lebbrosari, negli ospedali, nelle scuole e ostelli per studenti poveri e facendo attività caritative e di sviluppo umano, di promozione della donna, di aiuto alla crescita dei giovani e visita ai carcerati. Vi vivono in preghiera tre consorelle impegnate nel servizio della pastorale missionaria e nel cammino sinodale diocesano al fine di contribuire a rendere più dinamiche le realtà ecclesiali e più efficace l’incontro tra il Vangelo e l’umanità di oggi. Collaborano con la pastorale dei migranti e con quella ecumenica, operando altresì nelle periferie, nel Centro di Ascolto e nella mensa della Caritas di Rossano, nella pastorale giovanile e nell’accompagnamento nella vita religiosa diocesana.

Martino A. Rizzo 

I racconti di Martino A. Rizzo ~ ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo è un grande curioso di storie e avvenimenti rossanesi, coriglianesi e più in generale calabresi e gli articoli che prepara per Informazione & Comunicazione non sono altro che il risultato delle ricerche utili a soddisfare queste sue curiosità. Frutto di tale attività è stata anche la realizzazione del sito AnticaBibliotecaCoriglianoRossano che ormai si è meritato un posto di rilevo tra i siti contenenti libri, articoli e fotografie sulla Calabria, tutti liberamente scaricabili.

3 risposte

  1. Con la comunità di San Pietro e Paolo di Catania, siamo stati ospiti di Gianni. Con rammarico abbiamo appreso la chiusura della Comunità di S.Maria.

  2. La ricostruzione della storia appare ben fatta, peccato che omette le pagine più problematiche di questo passato. Va aggiunto, infatti, che un certo punto la Comunità di Santa Maria ha cominciato a vivere forti tensioni al suo interno tanto che l’indimenticato vescovo di Rossano, Mons. Andrea Cassone, ha cercato di affrontare queste difficoltà affidando al gesuita padre Vincenzo Sibilio, il compito di aiutare a scrivere una Regola interna. I contrasti, purtroppo, negli anni seguenti si sono acuiti e la maggior parte dei membri ha abbandonato la Comunità tanto che nei primi anni 2000 essa si è drammaticamente ridotta nei numeri finché sono rimasti solo due membri e per diversi anni la comunità, ormai spenta, era costituita da queste due persone che poi, intorno al 2009, si sono trasferite altrove.

  3. La Fraternità monastica ha svolto per 35 anni una innovativa funzione di prossimità ai giovani, di sprovincializzazione e di internazionalizzazione di Rossano. Per la città la sua chiusura è stata una irreparabile perdita

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