Avanzano i lavori per il raddoppio della statale, ma il tratto della tragedia di Denis Bergamini aspetta ancora un nome che onori il suo sacrificio.
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L’andamento dei lavori, seppur con le fisiologiche complessità di un’opera così vasta, procede a ritmi serrati. I cantieri sono aperti, le ruspe lavorano senza sosta, e il profilo della nuova strada comincia a delinearsi. Si scava nelle montagne, si costruiscono piloni che si innalzano verso il cielo per sostenere i futuri viadotti. L’obiettivo è quello di creare un’autostrada a tutti gli effetti, con due corsie per ogni senso di marcia, capace di sopportare un traffico sempre più intenso e di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza.
Tuttavia, in questa narrazione di progresso e sviluppo, c’è un punto che non può essere ignorato, un nodo che, a distanza di quasi 36 anni, stringe ancora il cuore di molti. Si tratta del tratto di strada che si trova proprio in prossimità del Castello di Roseto Capo Spulico, là dove il 29 novembre 1989, fu trovato senza vita il calciatore del Cosenza, Denis Bergamini. La sua morte, inizialmente archiviata come suicidio, è stata oggetto di indagini e riaperture che hanno gettato un’ombra di mistero e dolore sulla storia di un giovane talento strappato alla vita nel fiore degli anni.
Oggi, mentre si lavora per rendere quel tratto di strada più sicuro e moderno, si presenta l’occasione per un gesto di memoria e giustizia. La costruzione di nuove gallerie e viadotti lungo il percorso della futura 106 offre la possibilità di onorare la memoria di Denis Bergamini. Intitolare a lui una delle opere più significative di questo tratto, come un viadotto o una galleria, non sarebbe solo un omaggio a un campione prematuramente scomparso, ma anche un simbolo tangibile della volontà di non dimenticare, di non voltare pagina su una vicenda che ancora attende una verità definitiva.
L’appello è rivolto alle istituzioni, ad Anas e a tutti gli enti coinvolti nella realizzazione dell’opera: la memoria di Denis Bergamini merita di essere onorata. Un ponte che unisce, una galleria che attraversa la montagna, sarebbero il luogo ideale per ricordare il suo nome e far sì che il suo sacrificio non sia dimenticato. Un gesto di profondo significato, che darebbe a questa importante arteria non solo un valore economico e sociale, ma anche un’anima, un cuore che batte al ritmo della storia e della memoria di questa terra.
Intitolare un’opera a Denis Bergamini sarebbe un segnale forte, un modo per dire che il calcio, la passione, la vita, sono valori che meritano di essere ricordati, anche e soprattutto su una strada che deve essere per tutti un simbolo di speranza, e non più di tragedia.
Antonio Caruso






