«Un grave errore»: Mario Gallina (PRC) critica il cambio di destinazione d’uso per l’edificio del Pendino

Corigliano-Rossano – Il recupero dell’edificio storico del Pendino finisce nel mirino della critica politica. Se da un lato il completamento del restauro attraverso i fondi PNRR viene visto come un atto necessario per sottrarre la struttura all’abbandono, dall’altro la nuova destinazione d’uso decisa dalla Giunta comunale solleva forti perplessità. A sollevare il caso è Mario Gallina, segretario del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), che definisce la scelta dell’Amministrazione un «grave errore» sia sotto il profilo urbanistico che sociale.

Secondo Gallina, la decisione di destinare l’edificio – originariamente pensato come ostello della gioventù – a centro di supporto per i lavoratori extracomunitari impiegati in agricoltura, sarebbe stata comunicata con una terminologia vaga, quasi a voler nascondere la reale natura del progetto.

Il nodo della trasparenza: «imbarazzo nei comunicati ufficiali»

Uno dei punti centrali della critica riguarda il metodo comunicativo adottato dall’Amministrazione. Gallina evidenzia come, dietro a giri di parole e termini burocratici, emerga il timore di dichiarare apertamente che il Pendino diventerà una struttura di accoglienza.

«Colpisce il metodo di evitare attentamente di affermare con chiarezza che si tratta di una struttura di ospitalità per i lavoratori agricoli extracomunitari. Emerge chiaramente l’imbarazzo, se non il timore, di fare un comunicato che tutti i cittadini possano capire».

Integrazione o apartheid? il rischio “ghetto”

La critica di Rifondazione Comunista non riguarda l’accoglienza in sé, ma le modalità con cui viene attuata. Per Gallina, la collocazione del Pendino – definita come «completamente decentrata e non collegata» – rende impossibile una reale integrazione.

Il rischio, secondo il segretario del PRC, è la creazione di un isolamento di fatto:

  • Decentramento: La struttura è lontana dal tessuto sociale pulsante della città.

  • Mancata Integrazione: Senza collegamenti e servizi condivisi, l’accoglienza si trasforma in segregazione.

  • Sottrazione del territorio: Il timore che quella parte di territorio venga cancellata dalla fruizione dell’intera cittadinanza, diventando un “ghetto razziale e sociale”.

Le conseguenze nel tempo

Gallina invita l’Amministrazione e la cittadinanza a riflettere sulle conseguenze a lungo termine di questa operazione. Il dovere di un popolo civile, sottolinea la nota, non è solo quello di “accogliere”, ma di integrare i migranti nel corpo vivo della società. Operazioni di questo tipo, invece, rischierebbero di produrre l’effetto opposto, cristallizzando situazioni di marginalità che saranno poi difficili da sanare.

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