L’INTERVENTO. Il coraggio di cambiare, di ricercare nuovi equilibri

Anna Melillo

Negli ultimi giorni Facebook ha sdoganato una nuova emoticon, l’abbraccio, una faccina gialla che stringe tra le braccia un cuoricino rosso. Il senso di questa nuova faccina è darsi un abbraccio virtuale in un momento in cui gli abbracci veri, quelli fatti di caldo e di affetto, non sono possibili a causa dell’intruso, questo virus misterioso che ha fatto cambiare vita e volto a persone e città: esseri umani e territori  si sono svuotati nel tentativo di tenergli testa, in alcuni situazioni anche vanamente, almeno così è sembrato, soprattutto in alcune regioni super industrializzate del Nord.
Noi al Sud siamo stati complessivamente bravi, abbiamo seguito quasi con pedanteria tutto quello che ci veniva impartito un giorno sì e l’altro pure dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte… e devo ammettere che abbiamo fatto bene, nonostante i “gufi” che pronosticavano il contrario, perché i risultati, soprattutto in Calabria e nella nostra fascia ionica si sono visti, avvantaggiandoci quasi su tutto il resto d’Italia che nel frattempo sta ricucendo a fatica relazioni e attività!
Il 4 maggio è arrivato, finalmente direi! Non il 4 maggio del “liberi tutti”, ma quello in cui, ben muniti di mascherine, guanti, disinfettante, si potrà ricominciare ad incontrare parenti e amici, a fare sport all’aperto, in cui si alzeranno le saracinesche di molte attività autorizzate, che probabilmente saranno ancora poche a causa di tutta una serie di problemi, tra cui l’impoverimento economico e la difficoltà di capire quali dovranno essere i comportamenti corretti da tenere, ma si potrà andare anche in quelle che non si trovano in prossimità delle proprie case. Certo, restano alcuni nodi aperti come i trasporti pubblici, la differenziazione dell’orario di lavoro, il problema della gestione dei bambini con il ritorno dei genitori al lavoro, a causa delle scuole che rimarranno chiuse, ecc. ecc.. Tutto sommato prospettive di un futuro che si incomincia ad intravedere.
A fronte di tutto questo, però ci sono ancora dichiarazioni di vario tenore, che volano velocissime di bocca in bocca, da una chat all’altra, da un social ad un talkshow, che invece di aiutare la popolazione in questo difficile ritorno alla normalità, seminano il panico, alimentano i timori e le paure di chi già si stava preparando alla sortita, nella speranza, seppur ormai molto grama, di poter ricominciare a vivere la quotidianità di prima dell’avvento dell’intruso. I messaggi di questi grandi luminari, di questi grandi scienziati, di quelli che spesso sono lì seduti a sentenziare con i soldi del contribuente ben chiusi in saccoccia, sono fuorvianti davvero e ci stanno facendo ammalare, almeno lo stanno facendo con i più fragili e deboli: non potete uscire, non potete andare a mare, non potete entrare nei negozi, non potete frequentare bar e ristoranti, non potete andare in un’altra regione…non potete vivere!!!!
Ma che ce ne facciamo di una vita così? La nostra vita, la nostra indipendenza, la nostra capacità di autoregolamentarci non si può barattare con la paura! Abbiamo necessità di ricominciare,  a poco a poco, seguendo criteri e regole che, invece di fare allarmismi, i suddetti soloni ci dovrebbero suggerire. Ricominciare da domani, secondo quanto stabilito, è obbligo morale nei confronti dei nostri figli, che dopo la devastante crisi che ci ha attraversato negli scorsi anni e mesi, ora sono destinati a morte certa, se noi adulti non incominciamo a generare in loro ottimismo. Molti ragazzi hanno ormai difficoltà ad uscire da casa, hanno paura di tutto, anche dell’amico con cui fino ad un paio di mesi prima condividevano ogni cosa. Questi ragazzi sono i nostri  “hikikomori”, che stanno mettendo in atto questo loro meccanismo di difesa come reazione non alle eccessive pressioni di realizzazione sociale tipiche delle società capitalistiche economicamente più sviluppate, ma al timore che fuori dalla propria stanza, dalla propria abitazione non ci sia possibilità di futuro.
Certo, non si può negare che stiamo vivendo una grande crisi, un momento difficile sotto tutti i punti di vista. Ma questa parola, tanto brutta, che fa paura, ha un significato ben preciso se lo andiamo a rileggere nella sua etimologia. Crisi, infatti, viene dal greco e, pensate, per noi magno-greci è un termine familiare: krisis scelta, da krino distinguere! Un termine sdoganatissimo che prende tutta la nostra esistenza da una malattia alla vita di un governo, dal turbamento davanti a certi problemi ad una ciclica disfunzione dell’assetto economico. Di crisi siamo abituati a parlare e sempre, e non dovrebbe dispiacerci!
Non ci piace come parola perché rappresenta un momento difficile, duro, spiacevole, negativo. Ma ciò che la sua sapiente etimologia ci dice è che la crisi altro non è che un momento di scelta, di decisione forte. Le crisi esistono e sono una delle infinite cifre della vita. Ma quello che è vero è che, senza andare oltre la propria lingua, la crisi rappresenta pericolo e opportunità. La crisi è la scelta che si è chiamati a fare.
Per noi di questa splendida fascia jonica calabrese, che potremmo rinascere con il nome di Provincia della Magna Grecia, la crisi è una vera e propria sfida rispetto a quello che siamo ora, rispetto a quello che ci hanno fatto diventare secoli di servitù politica. Oggi siamo chiamati a gridare a gran voce il desiderio di cambiamento, approfittando di un contesto politico ed economico in profonda difficoltà. Oggi dobbiamo interrogarci su quello che per noi devono essere la crescita e lo sviluppo sociale di un territorio che da Crotone a Corigliano, a Rossano, a Sibari ha tutte le potenzialità per diventare trainante per l’intera Calabria. È necessario ricercare nuovi equilibri senza cadere nell’abbaglio di scambiare tenui e fisiologici segnali di miglioramento per una ripresa vera e propria che non si può immaginare all’orizzonte se non si scompagina tutto e si ricomincia di nuovo, ripartendo da noi, da quello che siamo. Allora sarebbe necessario capire se, al punto in cui siamo, sia possibile immaginare nuovi assetti che possano riattivare dei processi di crescita veri e duraturi. Noi del Comitato Magna Grecia ci stiamo provando. E voi?

Anna Melillo — Comitato per la Provincia della Magna Graecia.

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