Morta a 35 anni Denise Garofalo: una vita interamente spezzata all’ombra della protezione e del coraggio di sua madre Lea

Un dolore immenso e profondo scuote il Paese e quanti in questi anni hanno custodito la memoria e la testimonianza di Lea Garofalo. A soli 35 anni — la stessa età che aveva sua madre quando fu brutalmente assassinata — è morta Denise Garofalo, vittima di un percorso esistenziale irrimediabilmente lacerato dalla violenza della ‘ndrangheta, dalla clandestinità e da un fardello emotivo troppo pesante da sostenere.

Una vita segnata dal coraggio e dalla protezione

Il sacrificio di Lea: Denise era la ragione per cui Lea Garofalo aveva scelto di ribellarsi alla criminalità organizzata, diventando testimone di giustizia prima di essere rapita, uccisa e fatta a pezzi a Milano nel novembre del 2009 per mano dell’ex compagno Carlo Cosco e dei suoi complici.

La scelta di restare nell’ombra: Protetta per lunghi anni dal Servizio Centrale di Protezione della Polizia Criminale e costretta a vivere sotto falso nome in una località segreta, Denise ha affrontato un’esistenza blindata, sostenuta costantemente da don Luigi Ciotti, dall’associazione Libera e da quanti non l’hanno mai abbandonata, inclusi momenti di profonda fragilità e il dolore per una vita privata segnata da pesanti difficoltà.

Il ricordo e le parole d’amore: Di lei restano poche immagini pubbliche ma parole di straordinaria lucidità e assenza d’odio, come quelle affidate alle lettere lette durante i funerali della madre in piazza Beccaria a Milano: “Se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti”.

Il gesto estremo, consumato nei giorni scorsi e culminato nella tragica scomparsa dopo quattro giorni di agonia, richiama drammaticamente la parabola di un’altra giovanissima vittima collaterale della mafia, Rita Atria. Nonostante la fitta rete di supporto istituzionale e umano — che ha visto vicini fino all’ultimo la presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo e don Luigi Ciotti, che l’ha accompagnata con la preghiera — per Denise il peso di una ferita mai rimarginata è diventato insostenibile. Se ne va così un simbolo silenzioso e dolente di una battaglia di libertà che continua a chiedere un tributo altissimo alle vite dei più indifesi.

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