È la profonda ferita al cranio il punto centrale dell’inchiesta sulla morte di Domenico Campana, il 26enne di Mirto Crosia rimasto vittima della collisione tra due imbarcazioni avvenuta all’imboccatura del porto di Vibo Marina. I primi riscontri dell’autopsia indicano che le lesioni alla testa, più profonde e gravi di quelle rilevate sul fianco sinistro, sarebbero state determinanti nel causare il decesso.
L’esame autoptico è stato eseguito a Catanzaro dai medici legali Matteo Sacco e Isabella Aquila, nominati dalla Procura di Vibo Valentia. Alle operazioni hanno preso parte anche Raffaele Gangale, consulente della famiglia Campana, e Katiuscia Bisogni, indicata dalla difesa.
Secondo le prime informazioni, la grave lesione cranica sarebbe stata provocata dall’impatto con lo scafo del gommone coinvolto nello scontro. Il mezzo era condotto da un chirurgo originario del Vibonese, residente e operativo a Bologna, attualmente iscritto nel registro degli indagati per omicidio nautico.
L’autopsia rappresenta soltanto il primo passaggio di una serie di verifiche tecniche. Saranno necessari ulteriori approfondimenti per ricostruire con precisione la traiettoria delle imbarcazioni, la velocità, le rispettive posizioni e le circostanze che hanno preceduto l’impatto.
Gli investigatori procederanno anche con l’analisi degli strumenti e degli eventuali dati informatici presenti a bordo. In un secondo momento saranno avviati gli accertamenti cinematici e le valutazioni di infortunistica nautica, per le quali sarà necessario il contributo di periti e ingegneri navali.
Concluso l’esame, la salma di Domenico Campana potrà essere restituita ai familiari per consentire lo svolgimento dei funerali. Durante l’autopsia sono stati inoltre prelevati campioni biologici destinati alle successive analisi.
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