Non solo Catanzaro-Lamezia: la Calabria dei “quattro motori”. Il piano Critelli-Mazza per una regione policentrica

CATANZARO / LAMEZIA TERME – Il dibattito sulla nascita della città-territorio tra Catanzaro e Lamezia Terme compie un salto di qualità. Non più solo un’unione amministrativa tra due centri, ma il prototipo di un nuovo modello di governance regionale. Secondo l’analisi di Critelli e Mazza, l’integrazione dell’Istmo deve essere l’innesco per trasformare la Calabria da mosaico frammentato a sistema policentrico integrato nello spazio euromediterraneo.

L’Istmo come hub intermodale

La fusione funzionale tra il capoluogo e la città della piana non è una scelta politica, ma un’evidenza geografica. La presenza dell’aeroporto internazionale, dello snodo ferroviario e la vicinanza tra lo Ionio e il Tirreno configurano l’Istmo come una piattaforma strategica. Tuttavia, avvertono Critelli e Mazza, se la “Città dei Due Mari” rimanesse un esperimento isolato, rischierebbe di creare un “nuovo centralismo”. La sfida è invece usarla come catalizzatore per superare i campanilismi e riformare l’intera architettura istituzionale calabrese.

La riforma: quattro Ambiti Territoriali Ottimali (ATO)

La proposta core dello studio prevede il superamento delle attuali Province, ormai depotenziate, a favore di quattro Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), intesi come entità vaste e funzionalmente omogenee:

  1. Nord-Est (Crotonese e Sibaritide): un polo focalizzato sulle filiere turistiche e sull’agro-industria di qualità.

  2. Nord-Ovest (Area Cosentina): un distretto a vocazione universitaria, info-cognitivista e dell’innovazione.

  3. Centro (Istmo e Serre): il cuore logistico e direzionale della regione, motore della mobilità.

  4. Sud (Reggino): un ambito proiettato verso le dinamiche dell’Area dello Stretto e del Mediterraneo.

Una Calabria a “quattro motori”

In questo scenario, la Regione Calabria non gestirebbe più il micro-territorio, ma eserciterebbe funzioni di indirizzo strategico e controllo. Il potere operativo passerebbe ai quattro distretti, capaci di pianificare infrastrutture e servizi su scala vasta.

«La Calabria policentrica non concentra il potere, lo distribuisce», spiegano Critelli e Mazza. Il passaggio dal “pezzo isolato” alla “rete coerente” permetterebbe alla regione di pesare con forza nelle catene del valore globali e di competere finalmente nel cuore della Macroregione Sud.

Conclusioni: verso la sovranità funzionale

Il tempo delle ambizioni simboliche è finito. La proposta punta a una cooperazione paritaria dove la centralità non nasce dalla prevalenza di un polo sull’altro (Catanzaro su Lamezia o Cosenza su Reggio), ma dalla capacità di connettere le specifiche vocazioni di ogni territorio. Solo così la Calabria può smettere di essere una periferia frammentata per diventare il fulcro degli equilibri mediterranei.

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