Ospedali Corigliano Rossano, Schierarsi attacca: piano senza confronto

A Corigliano-Rossano si accende il dibattito sulla riorganizzazione degli ospedali. L’associazione “La Piazza di Schierarsi” prende posizione contro il piano che sarebbe stato predisposto dal commissario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar, denunciando l’assenza di confronto con dirigenti medici e realtà locali.

«Siamo fortemente contrari alla riorganizzazione dello Spoke cittadino», afferma l’associazione in una nota, annunciando possibili iniziative di protesta anche eclatanti se non arriveranno chiarimenti. Il gruppo, che fa riferimento ad Alessandro Di Battista e vede tra i componenti Maurizio Sposato, Filippo Scribano e l’ex deputato Francesco Sapia, punta il dito contro un progetto ritenuto poco chiaro.

Attualmente la rete ospedaliera prevede la distribuzione tra area medica a Corigliano e area chirurgica a Rossano. Tuttavia, secondo quanto riportato, sarebbe in corso uno spostamento di reparti verso il presidio “Compagna”, tra cui Oncologia, Pneumologia di secondo livello e Gastroenterologia. Parallelamente, a Rossano dovrebbero essere concentrati Ginecologia, Ostetricia e Pediatria.

Una riorganizzazione che viene definita «parziale, incoerente e forzata». L’associazione chiede coerenza nelle scelte: «O si applicano integralmente le disposizioni vigenti oppure si mantengano gli assetti attuali fino al completamento dell’ospedale unico». Tra le richieste anche il trasferimento a Corigliano di servizi come Cardiologia e Nefrologia con Dialisi, qualora si decidesse di seguire fino in fondo il nuovo modello.

Nel comunicato si respinge ogni lettura legata a rivalità territoriali. «Non vogliamo guerre tra territori», si legge, ma una gestione che tenga conto delle esigenze reali della popolazione.

Non manca un passaggio politico con una domanda diretta al sindaco Flavio Stasi, invitato a esprimere una posizione su scelte ritenute decisive per il territorio.

La richiesta finale è quella di un incontro immediato tra commissario, istituzioni e rappresentanze locali. «Nessuno può ignorare le voci delle comunità», conclude l’associazione.

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