L’analisi di Fabio Menin: “Bene l’impegno del sindaco Stasi, ma il rafforzamento degli argini senza una pianificazione di bacino è un’arma a doppio taglio”
CORIGLIANO-ROSSANO – Passata la tempesta, resta il fango e, soprattutto, restano i nodi strutturali di un territorio fragile. Sulla gestione del rischio idrogeologico nella Piana di Sibari interviene Fabio Menin, con una riflessione che sposta l’attenzione dall’attivismo dei singoli amministratori alla necessità di una strategia scientifica e coordinata.
Il “paradosso” degli argini
Menin esordisce riconoscendo l’impegno personale del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, definendo il suo operato “onorevole e utilissimo”, specialmente a fronte delle carenze di altri enti che avrebbero dovuto intervenire preventivamente. Tuttavia, l’autore solleva un dubbio tecnico di non poco conto: gli interventi in “somma urgenza” rischiano di essere solo dei palliativi.
Secondo Menin, costringere un corso d’acqua rinforzando gli argini può rivelarsi pericoloso. “È come se avessimo un palloncino pieno d’acqua che stringiamo da una parte e poi fa allargare un’altra”, spiega con un’efficace metafora. Senza una visione che comprenda l’intero bacino del Crati e del Coscile, si rischia di proteggere un punto oggi per vedere l’acqua esondare altrove domani.
La sfida della subsidenza e i dati ESA
Un elemento di novità introdotto nell’analisi riguarda un fenomeno silenzioso ma inesorabile: la subsidenza. Menin cita uno studio dell’Università (riferendosi al lavoro di Cianflone, 2013, basato su dati satellitari dell’ESA) che certifica come la parte medio-finale della Piana si stia abbassando al ritmo di 2 centimetri all’anno.
Le cause individuate sono due:
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La costipazione naturale dei sedimenti fluviali (il peso stesso del terreno che si schiaccia).
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I massicci prelievi idrici per scopi irrigui.
Questo abbassamento del suolo complica ulteriormente il deflusso delle acque verso la foce, rendendo le attuali difese sempre meno efficaci nel tempo.
Una proposta per il futuro: la Commissione Tecnica
Il problema è anche politico-amministrativo: il Crati divide i territori di Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio, ma, come sottolinea Menin, “il fiume e la pianura sono una cosa sola”. Da qui la domanda cruciale: la Regione Calabria è in grado di produrre una nuova pianificazione che includa casse d’espansione e accorgimenti tecnici moderni?
La proposta finale di Menin è pragmatica: i comuni che insistono sui bacini fluviali della Piana (dal Pollino alla Sila) dovrebbero unirsi in una commissione tecnica comune. Un gruppo di esperti competenti che, insieme alla Regione, possa redigere un piano d’insieme capace di guardare oltre la logica dell’emergenza.
“Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza se si vuole garantire una prospettiva futura,” conclude Menin, richiamando le istituzioni a un atto di umiltà e lungimiranza.
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