«Tu quanti grammi hai contato?» Per chi non convive con il diabete potrebbe sembrare una domanda come tante. Per chi, invece, ogni giorno misura la propria vita tra glicemie, carboidrati e boli insulinici, è una frase che racchiude un mondo fatto di attenzione, consapevolezza e piccoli gesti quotidiani.
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La dottoressa Maria Pia Salerno ha guidato i presenti nell’approfondimento degli aspetti clinici e terapeutici, rispondendo ai numerosi quesiti dei partecipanti e offrendo indicazioni pratiche per affrontare con maggiore serenità situazioni che fanno parte della quotidianità. La dottoressa Rachele Zumpano ha invece illustrato le funzionalità del microinfusore, soffermandosi sugli accorgimenti necessari per utilizzarlo in sicurezza durante l’estate e chiarendo i dubbi legati alla gestione della tecnologia nelle diverse condizioni ambientali.
Tra i partecipanti erano presenti persone con diabete di tipo 1, caregiver, genitori di bambini che stanno muovendo i primi passi nel percorso terapeutico e pazienti interessati a conoscere più da vicino le opportunità offerte dalla tecnologia. Una platea eterogenea, accomunata dalla stessa necessità: trovare risposte, ma anche confrontarsi con chi vive le stesse esperienze.
Nel corso dell’incontro, Deborah Ferraina, presidente di ANIAD Calabria, ha condiviso la propria testimonianza personale, raccontando come il diabete non abbia rappresentato un limite, ma una sfida da affrontare ogni giorno con consapevolezza e determinazione.
«Il diabete per un certo periodo della mia vita mi aveva paralizzato, facevo tutto ma lo facevo dentro la mia zona di comfort, finchè un giorno mi sono detta che qualcosa doveva cambiare.Ho corso maratone, affrontato due campi di sopravvivenza e superato sfide che, forse, senza questa malattia non avrei mai immaginato di affrontare. Ho capito che dovevo ascoltarmi e conoscermi profondamente per poter vivere la vita a pieno. E così è stato, e oggi posso dire che non è il diabete a decidere fin dove possiamo arrivare.»
Parole che hanno trovato ascolto tra i presenti, molti dei quali si sono riconosciuti nelle difficoltà, nelle paure e nelle conquiste raccontate durante il confronto. Il momento più significativo, però, è arrivato quando il programma ufficiale si è concluso.
Davanti a un aperitivo e pizza condivisa, la timidezza iniziale ha lasciato spazio alla spontaneità. I microinfusori sono comparsi sui tavoli, ognuno impegnato a calcolare i carboidrati, confrontare i boli da impostare, chiedere un consiglio o raccontare la propria esperienza. C’era chi parlava delle difficoltà incontrate durante una giornata al mare, chi chiedeva un suggerimento per gestire il caldo e chi, semplicemente, ascoltava con attenzione chi aveva già vissuto situazioni simili. È stato in quel momento che l’incontro ha assunto un significato ancora più profondo.
Per qualche ora non c’erano più pazienti, caregiver o professionisti. C’erano persone che condividevano lo stesso linguaggio, fatto di numeri, sensori, glicemie e tecnologia, ma soprattutto di emozioni, paure, speranze e voglia di vivere una vita piena nonostante il diabete.
Ed è forse proprio questa la missione più autentica di un’associazione come ANIAD Calabria: creare occasioni di incontro nelle quali nessuno si senta solo. Perché l’educazione terapeutica è fondamentale, così come lo sono la competenza dei professionisti sanitari e l’innovazione tecnologica. Ma accanto a tutto questo esiste un bisogno altrettanto importante: quello di sentirsi accolti da una comunità che comprende davvero cosa significhi convivere ogni giorno con il diabete.
Fare associazione significa costruire relazioni, creare reti di supporto e diventare un punto di riferimento per pazienti e famiglie. Significa favorire il dialogo con le istituzioni e con il personale sanitario, promuovere una corretta informazione e trasformare l’esperienza individuale in un patrimonio condiviso.
Perché il diabete resta una sfida quotidiana. Affrontarla insieme, però, la rende decisamente più leggera.






