La strategia della governance calabrese punta al potenziamento del personale ospedaliero. Resta centrale il dibattito sull’impiego dei professionisti cubani, oggetto di forti pressioni da parte degli Stati Uniti.
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Il nodo dei medici cubani e le tensioni diplomatiche
La presenza di personale medico proveniente da Cuba all’interno degli ospedali calabresi — come il caso dell’ospedale di Polistena — ha sollevato un caso di natura diplomatica. L’amministrazione statunitense ha manifestato in diverse occasioni, sia sotto la precedente che sotto l’attuale guida politica, una netta contrarietà verso l’accordo di cooperazione tra la Regione Calabria e l’Avana.
Le motivazioni delle autorità statunitensi risiedono in una critica alle modalità di gestione di tale collaborazione, ritenuta funzionale a un supporto economico verso il governo cubano, oltre che a preoccupazioni legate alle condizioni dei lavoratori. Nonostante le critiche e le pressioni esercitate anche attraverso i canali consolari, il governo regionale ha confermato la volontà di proseguire con l’impiego dei professionisti caraibici.
Le scelte della governance regionale
La linea adottata dai vertici regionali ribadisce la necessità operativa di mantenere attive le strutture ospedaliere sul territorio come priorità assoluta. Tale esigenza ha prevalso rispetto alle richieste di interrompere le collaborazioni internazionali, pur mantenendo una gestione prudente per evitare di inasprire ulteriormente il confronto con gli Stati Uniti. Il piano regionale ha infatti limitato l’ingresso di nuovi medici cubani, evitando un incremento numerico che avrebbe potuto innescare ulteriori attriti con Washington, concentrandosi invece sul mantenimento dei livelli di assistenza garantiti finora.






