Catanzaro – Quando si parla di sanità in Calabria, spesso la pazienza dei cittadini viene messa a dura prova, ma il caso dell’ex ospedale di San Marco Argentano sembra aver superato ogni limite ragionevole. Quattordici anni: tanto è passato dallo studio di fattibilità del 2012 per la riconversione della struttura in Casa della Salute. Oggi, il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi ha deciso di portare la questione direttamente sul tavolo del Commissario ad Acta per la Sanità, chiedendo risposte chiare su un progetto che sembra essere finito in un “limbo” burocratico.
L’intervento, dal valore di oltre 8 milioni di euro, è passato attraverso diverse programmazioni (POR Calabria FESR FSE 2014/2020 e successivi aggiornamenti), ma nonostante i fondi e le firme, i lavori non sono mai partiti.
Un labirinto di scadenze superate e silenzio amministrativo
Il consigliere Laghi ha evidenziato come, nonostante l’approvazione degli atti tra Regione Calabria e ASP di Cosenza, le procedure di gara per l’affidamento dei lavori siano ancora inesistenti.
«La convenzione approvata nel luglio 2022 aveva un termine di efficacia fissato al 31 dicembre 2023 – sottolinea Laghi – un termine ormai ampiamente superato». Dal mese di agosto 2023, inoltre, sembra essere calato il silenzio totale: nessuna pubblicazione ufficiale che chiarisca se il finanziamento sia stato confermato, rimodulato o, peggio, avviato verso la revoca.
Il rischio di perdere i fondi e la missione 6 del pnrr
Il timore principale espresso nell’interrogazione riguarda la possibilità che queste risorse fondamentali vengano perse definitivamente. Sebbene il Dipartimento Tutela della Salute avesse ribadito la volontà di completare l’opera integrandola con la Missione 6 del PNRR (Salute), a quelle rassicurazioni non sono seguiti fatti concreti.
«I cittadini di San Marco Argentano e dell’intero comprensorio hanno diritto di sapere se e quando il potenziamento dei servizi diventerà finalmente realtà», conclude Laghi.
L’interrogazione mira a forzare la mano dell’ufficio del Commissario per ottenere un cronoprogramma certo: o si rinnovano gli atti e si avviano le gare, o si ammette la revoca delle risorse. Una trasparenza dovuta per un territorio che attende da oltre un decennio un presidio di salute dignitoso e moderno.
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