La Calabria continua a vivere una sanità in bilico. Secondo il nuovo rapporto Gimbe, la spesa per abitante è di 2.182 euro, quasi uguale alla media nazionale, ma la qualità dei servizi resta sotto soglia. Medici pochi, ospedali fragili, territori scoperti. Il commissariamento non ha risolto i nodi strutturali e il sistema rimane bloccato tra bilanci in rosso e personale insufficiente.
Il quadro è chiaro: un medico ogni 1.218 abitanti, liste d’attesa interminabili e cittadini costretti a rivolgersi ai privati o a spostarsi altrove. In Calabria il 35,9% della mobilità sanitaria finisce fuori regione, contro una media nazionale del 14,5%.
Negli ospedali calabresi mancano infermieri, anestesisti e medici di base. Le centrali operative territoriali e le case della comunità, previste dal Pnrr, procedono a rilento. Le infrastrutture sono ferme, il personale non basta.
Nel 2023 la Regione ha recuperato parte della spesa sanitaria, passando da 304,8 milioni del 2022 a 524 milioni, ma senza migliorare i servizi essenziali. La prevenzione è debole, le cure primarie restano il punto critico.
La sanità pubblica calabrese, come osserva Gimbe, “non può reggere senza un piano di rifinanziamento strutturale e una riorganizzazione vera”. Intanto, i cittadini continuano ad attendere una visita o un intervento, pagando di tasca propria ciò che il sistema non riesce più a garantire.
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