Sottosegretari, le opposizioni sul dietrofront: «La maggioranza teme il referendum»

La proposta del centrodestra di cancellare le modifiche allo Statuto calabrese sull’aumento degli assessori e sull’introduzione dei sottosegretari apre un nuovo confronto politico in Consiglio regionale. Le opposizioni rivendicano il passo indietro della maggioranza come risultato della propria iniziativa e della richiesta di referendum. E contestano la scelta di ritirare la riforma proprio quando i cittadini avrebbero potuto pronunciarsi.

Al centro delle reazioni ci sono il rispetto delle istituzioni, i costi delle nuove figure e la destinazione dei 7 milioni di euro stanziati per la consultazione. Risorse che, secondo quanto riferiscono le consigliere, verrebbero impiegate per interventi contro il caro carburanti. Una prospettiva accolta favorevolmente, ma accompagnata dalla richiesta di aiuti concreti e dalla vigilanza sui passaggi necessari a completare il ritiro della riforma.

Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista–Italia Viva, intervenendo alla conferenza stampa unitaria delle opposizioni a Palazzo Campanella prima della seduta del Consiglio, mette in primo piano il metodo seguito dalla maggioranza: «Avere i numeri in Aula non significa poter disporre delle istituzioni a proprio piacimento».

Per Greco, lo Statuto rappresenta «la Costituzione della Calabria» e non può essere considerato nella disponibilità della maggioranza del momento. La consigliera ricostruisce una sequenza che giudica preoccupante: prima la modifica per aumentare gli assessori e introdurre i sottosegretari, nonostante le contestazioni; poi la decisione di tornare indietro di fronte alla richiesta di referendum.

Il problema, sostiene, riguarda anche le priorità della politica regionale. Mentre il confronto si concentrava sugli equilibri interni e sulle strutture di supporto, famiglie, lavoratori e imprese affrontavano difficoltà crescenti. Da qui il giudizio positivo sull’eventuale impiego dei fondi della consultazione contro il caro carburanti, «purché si traducano in aiuti seri, equi ed efficaci».

Rosellina Madeo definisce il ritiro «un provvedimento di buon senso», ma attribuisce la scelta alla paura di una sconfitta alle urne. Secondo la consigliera, la maggioranza avrebbe cercato di evitare il confronto democratico eliminando il presupposto del referendum.

Madeo lega la vicenda al peso dei costi della politica in una fase di difficoltà per agricoltori, autotrasportatori e famiglie. Accusa il centrodestra di essersi occupato di incarichi, riposizionamenti e ambizioni parlamentari anziché delle esigenze della Calabria, e rivendica la disponibilità dell’opposizione a proporsi come alternativa di governo.

Elisa Scutellà, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, concentra invece l’attacco sul presidente Roberto Occhiuto. Nella sua lettura, il timore di una bocciatura referendaria si intreccia con le ambizioni nazionali del governatore e con una possibile corsa alla segreteria di Forza Italia.

Scutellà sostiene che la protesta contro il caro gasolio abbia offerto al presidente l’occasione per uscire da una situazione politicamente difficile. Contesta inoltre le spese sostenute per i ricorsi sulla vicenda referendaria, richiamando le pronunce già intervenute e il contenzioso arrivato al Consiglio di Stato.

La capogruppo rivendica infine il carattere unitario della battaglia delle opposizioni, ma avverte che il risultato deve ancora essere consolidato. La proposta, ricorda, richiede una doppia lettura per essere approvata: il deposito del testo non chiude dunque la partita. Le minoranze annunciano che seguiranno l’iter, chiedendo che il passo indietro sui sottosegretari si traduca in una decisione definitiva e che le risorse liberate arrivino a chi subisce gli effetti del caro carburanti.

Trasparenza editoriale – L’Intelligenza Artificiale è utilizzata esclusivamente come supporto redazionale. La responsabilità dei contenuti è dell’autore e della Direzione responsabile.

Articoli correlati: