La tragedia di Amendolara approda in Consiglio regionale. Dopo la morte di quattro giovani braccianti stranieri, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha chiesto di anticipare la seduta dell’assemblea prevista per l’8 giugno a Palazzo Campanella per dedicare una sessione specifica al tema del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e delle condizioni dei migranti.
La vicenda ha riacceso l’attenzione anche su una proposta di legge regionale contro il caporalato, presentata nel 2024 e rimasta finora ferma. A ricordarlo è stato il portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Giuseppe Campana. Il testo, firmato inizialmente dall’allora capogruppo del Movimento 5 Stelle Davide Tavernise e sostenuto anche da Katya Gentile e Giovanni Muraca, prevede tra l’altro l’istituzione di un registro delle imprese agricole virtuose, riservato alle aziende in regola con la normativa sul lavoro, il pagamento dei contributi e gli obblighi fiscali.
Intanto emergono i nomi delle vittime della strage. A perdere la vita sono stati il pachistano Waseem Khan, 29 anni, e i cittadini afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Iayjad, 27 anni, e Ullah Ismat Qiemi, appena 19 anni. I quattro lavoratori si trovavano a bordo del minivan insieme ad altri tre connazionali. Solo uno di loro, l’afghano Mohammad Taj Alamyar, 35 anni, è riuscito a salvarsi rompendo un finestrino e fuggendo dal mezzo in fiamme.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i braccianti erano arrivati in Calabria dopo un periodo trascorso in Sardegna. Per la strage sono stati fermati due cittadini pachistani, Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni.
Nel frattempo cresce la mobilitazione del territorio. Le Sinistre Unite dell’Alto Jonio Cosentino e della Sibaritide hanno rivolto un appello ai sindaci dei comuni compresi tra Rocca Imperiale e Corigliano Rossano affinché venga proclamata una giornata di lutto cittadino condivisa.
L’obiettivo, spiegano i promotori, è quello di rendere omaggio ai quattro giovani migranti morti nel rogo e riaffermare il valore della dignità del lavoro e del rispetto dei diritti umani. Un gesto simbolico che vuole trasformare il dolore in un momento di riflessione collettiva su un fenomeno che continua a colpire il mondo del lavoro agricolo.
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