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“Lasciate i cittadini alle intemperie per arricchire le vostre casse”, “Siamo persone, non numeri” si legge su alcuni manifesti con cui gli utenti hanno espresso e raccontato il disagio. L’apertura ridotta degli Uffici Postali, così come il funzionamento a giorni alterni dello sportello automatico (che nei giorni di chiusura non viene rifornito) determina lunghe code, soprattutto in periodi particolari legati al ritiro delle pensioni e alle scadenze di pagamenti, creando un vero e proprio rischio di assembramento che mal si concilia con le vigenti norme anti-covid. Senza tralasciare il pericolo legato alla incolumità fisica dei cittadini che, a Paludi per esempio, sono costretti a stazionare dinanzi all’Ufficio Postale lungo una strada provinciale e in prossimità di una curva.
I sindaci sono sul piede di guerra. Tante le richieste fatte da mesi a Poste Italiane e rimaste, finora, lettera morta. «Non possiamo più tollerare questa situazione – tuona il sindaco di Paludi, Stefano Graziano – ai danni soprattutto dei nostri anziani. Chiediamo a Poste Italiane di intervenire nel modo più celere possibile e di rivedere le scelte fatte. Porteremo avanti una petizione popolare e a gennaio, se non arriveranno risposte, sarò costretto a sporgere querela».
Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Caloveto, Umberto Mazza: «Proprio Poste Italiane, che pure porta avanti una campagna ad hoc per i piccoli comuni, è causa di così tanti disagi. Noi amministratori ce la mettiamo tutta ma in questa situazione siamo impotenti. È da luglio che andiamo avanti così, senza ottenere alcun risultato. Chiediamo maggiore vicinanza, ma in maniera concreta». Tra le proposte avanzate dagli amministratori, già nei mesi scorsi, un’apertura anche pomeridiana degli Uffici nei tre giorni settimanali, in modo da consentire all’utenza di non concentrarsi solo in una mezza giornata. Ma anche questa, così come le altre richieste, è ancora in attesa di risposta (fonte: LaCnews24.it).






