Ex tribunale di Rossano, CGIL Pollino Sibaritide Tirreno: «È l’ora della verità, basta chiacchiere»

L’organizzazione sindacale interviene nuovamente sul dibattito relativo alla possibile riapertura del presidio giudiziario nel quartiere Santo Stefano di Corigliano-Rossano, chiedendo risposte certe al Governo e chiarezza sulle reali intenzioni istituzionali.
La questione legata alla presunta riapertura dell’ex tribunale di Corigliano-Rossano torna al centro del dibattito politico e sindacale. Dopo l’intervento iniziale registrato lo scorso anno in concomitanza con le iniziative normative illustrate dal Senatore Rapani, la CGIL Pollino Sibaritide Tirreno ha ribadito la propria posizione attraverso una nota ufficiale, invocando trasparenza e rigore istituzionale.
Il quadro politico e territoriale
Il dibattito si inserisce in un contesto territoriale vasto, caratterizzato da difficoltà di collegamento e da criticità connesse a fenomeni di illegalità diffusa. Negli ultimi mesi la discussione ha registrato diversi passaggi istituzionali significativi:
L’approvazione unanime della questione da parte del consiglio provinciale.
L’interrogazione presentata al Senato dal consigliere provinciale Uva.
La disponibilità dell’immobile dichiarata dal Sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi.
Il supporto economico annunciato dalla Regione Calabria.
La richiesta di chiarezza al Governo Meloni
Di fronte a questi sviluppi, la CGIL chiede che sia fatta chiarezza una volta per tutte, chiamando in causa direttamente il Governo Meloni, oggi orientato alla riapertura di alcuni presidi. Secondo il sindacato, il territorio ha la necessità di comprendere se ci si trovi di fronte a una valutazione politica rigorosa – basata sui dati sull’osservazione nazionale della geografia giudiziaria – oppure a un dibattito estemporaneo e fine a se stesso, rischioso perché alimenterebbe ulteriore sfiducia nelle istituzioni.
L’appello si rivolge direttamente agli operatori della giustizia, ai cittadini che ne subiscono quotidianamente inefficienze e costi, e ai sindaci, considerati la prima interfaccia dello Stato nelle aree difficili. L’invito finale è rivolto ai consiglieri regionali del territorio affinché si facciano tramite per interrogare formalmente l’esecutivo nazionale: il tempo delle chiacchiere è considerato terminato, e la cittadinanza merita un segnale di verità inequivocabile.

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