Dopo dodici anni dalla chiusura, il disegno di legge sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie approda alla Camera. Ferrone: «Serve unire le forze»
Dodici anni. Tanti ne sono trascorsi da quando l’ex Palazzo di Giustizia del comune di Rossano chiuse i battenti, vittima di una riorganizzazione nazionale nata sotto il segno della spending review. Una scelta che colpì duramente un territorio già fragile, privandolo di un presidio di legalità indispensabile.
All’epoca, la comunità locale reagì come poté: professionisti, sindacati, associazioni e cittadini si mobilitarono per difendere il tribunale. Non bastò. Mentre in Calabria altre sedi come Castrovillari e Lamezia riuscirono a salvarsi, quella di Rossano fu definitivamente soppressa. La politica regionale del tempo si dimostrò incerta e divisa, lasciando campo libero a logiche di convenienza più che di giustizia.
Oggi però qualcosa si muove. La Cgil accoglie con «cauta e scaramantica felicità» la notizia dell’arrivo alla Camera dei Deputati del disegno di legge sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Una proposta che, se approvata, potrebbe riportare la sede giudiziaria nella città di Corigliano Rossano, divenuta nel frattempo la terza della Calabria per popolazione e importanza.
Andrea Ferrone, segretario generale della Cgil Pollino Sibaritide Tirreno, parla di «un buon risultato, frutto di un lavoro di raccordo tra istituzioni e rappresentanti parlamentari». Ma avverte: serve mantenere alta la pressione. «Il territorio ionico cosentino lo merita — afferma — per i problemi che vive ogni giorno: criminalità, attacchi alle istituzioni, incendi, costi insostenibili per chi cerca giustizia».
Per la Cgil, la riapertura del tribunale non è solo una questione amministrativa ma un atto di civiltà. «La battaglia per la legalità — spiega Ferrone — è al pari di quella per la sanità pubblica e per la dignità del lavoro. Alcune battaglie sono giuste e vanno sostenute dalla parte sana della società».
L’auspicio del sindacato è chiaro: che il Parlamento e le istituzioni locali colgano l’occasione per invertire la rotta, restituendo al territorio un presidio di giustizia e sicurezza. Dopo dodici anni di attesa, la speranza è che la parola fine si trasformi in un nuovo inizio.
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