Cosenza, 3 novembre 2025 – È stato presentato oggi a Cittadella il progetto “Discutiamone insieme”, che mira a rendere disponibile la figura dello psicologo nelle scuole della Calabria. L’iniziativa, che coinvolge oltre 17.000 studenti, vede un ruolo fondamentale delle Aziende Sanitarie Provinciali (ASP).
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- 339 classi per un totale di 5.688 studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado.
- 655 classi per un totale di 12.021 ragazze e ragazzi del biennio della scuola secondaria di secondo grado.
Per gestire questa ampia utenza, l’ASP ha diviso il territorio in 15 aree, assegnando a ognuna un professionista. «Sono stati contrattualizzati 15 professionisti, uno per ogni area identificata dall’ASP per garantire il diritto alla salute mentale ad oltre 17mila studenti», precisa Graziano.
L’obiettivo: rendere il progetto strutturale
Nonostante l’iniziativa sia attualmente prevista per tre anni, il DG Graziano ha dichiarato che l’obiettivo primario è renderla strutturale e a tempo indeterminato, trasformandola in un “pilastro portante delle nostre scuole”.
«Ci impegneremo affinché questo progetto non si limiti ai tre anni, come previsto al momento, ma che diventi uno strumento a disposizione delle nostre scuole per garantire il benessere psicofisico dei nostri ragazzi. Sono certo che la Regione saprà reperire i fondi necessari affinché ‘Discutiamone a scuola’ diventi una realtà concreta e permanente nei nostri istituti».
Graziano si è detto soddisfatto che la Regione Calabria possa fare da “modello e da esempio capofila per quanto riguarda la salute mentale che, ricordiamoci, è parte integrante dell’educazione e della cittadinanza”.
Intercettare il disagio giovanile
Caterina Iannazzo, Responsabile scientifica del progetto per l’ASP Cosenza, ha sottolineato l’urgenza dell’intervento: «la volontà è quella di fermare un’emergenza che, con queste proporzioni e in tempi rapidi, rischia di diventare una condizione endemica».
La psicologa ha evidenziato come i giovani, pur essendo “sempre iper connessi, ma sempre più soli”, abbiano un crescente bisogno di ascolto. Il progetto ha l’intento di “arrivare prima” per intercettare l’eventuale malessere, spesso nascosto da ragazzi per timore o vergogna, e risolverlo prima che sfoci in problemi più gravi.






