Un progetto sportivo condiviso può generare lavoro, identità urbana e crescita economica
L’editoriale di ieri ha aperto una riflessione che non può essere archiviata con leggerezza: la necessità di costruire una sola realtà calcistica capace di rappresentare l’intera città di Corigliano Rossano sul cosiddetto grande schermo. Non è una questione sentimentale, ma di visione.
Le due ex comunità, prese singolarmente, non hanno mai raggiunto i campionati professionistici. È un dato di fatto, non un giudizio. Mettere insieme risorse, competenze e pubblico può invece creare le condizioni per un percorso credibile, sostenuto da un’imprenditoria locale che dialoghi con le istituzioni e indichi una direzione chiara.
In questo quadro rientra anche l’area di Insiti, dove sono previsti parchi e un centro direzionale (?). Accanto a queste opere, non si può ignorare l’ipotesi di una struttura sportiva comunale, moderna e baricentrica.
Nei commenti di ieri qualcuno ha sostenuto che attorno al calcio non esista alcuna forma di turismo. Un’affermazione che lascia interdetti. Basta immaginare una squadra in Serie B: ogni quindici giorni arriverebbero gruppi organizzati di mille, duemila persone. Alberghi pieni, ristoranti occupati, attività ricettive coinvolte. È economia reale, non teoria.
Il paragone con Roma e Milano non regge. Quelle sono città storicamente formate, con identità consolidate. Qui siamo davanti a una realtà nuova, nata da un referendum che ha indicato una strada precisa. L’identità va costruita, e lo sport può essere uno degli strumenti più efficaci.
Sappiamo che l’argomento è complesso e culturalmente duro. Ma il tempo delle divisioni è finito. Oggi spetta a questa generazione decidere il modello di sviluppo, lasciando il passato dove deve stare.
In un territorio segnato da una grave emergenza occupazionale, pensare a una società sportiva aperta a imprenditori e cittadini, anche attraverso forme di partecipazione popolare, non è un azzardo. È una scelta di prospettiva.
Pensare in grande, questa volta, non è un lusso. È una necessità.
Matteo Lauria – Direttore i&c
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