Da tempo, nel dibattito pubblico italiano si parla della crisi della politica, soprattutto dopo la progressiva scomparsa dei luoghi di confronto e formazione che un tempo contribuivano a creare una classe dirigente. Tuttavia, è nei contesti locali che questa crisi assume i contorni più evidenti. In questo quadro, il caso di Corigliano-Rossano appare particolarmente significativo: una realtà dalle solide radici storiche che, a distanza di anni dall’importante e opportuna fusione amministrativa, è ancora alla ricerca di una piena identità politico-istituzionale. La nascita del nuovo ente, frutto dell’unione di due grandi e importanti centri urbani, avrebbe dovuto – e ancora può e deve – rappresentare un’occasione concreta di integrazione e rilancio territoriale. Eppure, anche nei rapporti con la Provincia e con il capoluogo della stessa, non si registrano sostanziali avanzamenti. Il percorso si è rivelato più complesso del previsto e persistono criticità che vanno oltre la normale dialettica democratica. Tra queste assume un valore emblematico l’incapacità di giungere a una scelta condivisa su elementi identitari fondamentali, come lo stemma civico e la definitiva definizione simbolica del nome della nuova città. Non si tratta di aspetti marginali o puramente formali. I simboli istituzionali rappresentano la sintesi di una comunità e il punto d’incontro tra memoria storica e prospettiva futura. L’assenza di un accordo — e di un reale confronto pubblico — evidenzia una difficoltà più profonda: la mancanza di una visione politica unitaria e la tendenza a rinviare decisioni per evitare contrapposizioni.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Il tema, tuttavia, non può essere ridotto a una generica critica della politica. Dire che “serve una nuova classe dirigente” può essere corretto, ma non basta. L’esperienza nazionale dimostra che il semplice ricambio delle persone non garantisce automaticamente un miglioramento della qualità dell’azione pubblica, soprattutto in assenza di un cambiamento nei metodi e nella cultura politica. Ciò di cui Corigliano-Rossano ha realmente bisogno è una classe dirigente autonoma dai tradizionali schemi di potere, dotata di competenze amministrative, capacità di visione e progettualità di lungo periodo. Una leadership capace di trasformare la fusione da atto formale a progetto politico sostanziale, costruendo finalmente un’identità condivisa e superando le storiche contrapposizioni territoriali.
Il nodo centrale resta proprio quello dell’identità. In assenza di un sentire comune, ogni decisione rischia di trasformarsi in terreno di scontro, compromettendo l’efficacia dell’azione amministrativa. Anche la mancata definizione di simboli condivisi, che può apparire una questione secondaria agli occhi del politico distratto, rappresenta invece un indicatore significativo di questa difficoltà. Il rischio è quello di una lunga fase di transizione, nella quale la città resti priva di una direzione chiara e di una piena assunzione di responsabilità politica, con conseguente incapacità di valorizzare le proprie enormi potenzialità.
Governare oggi Corigliano-Rossano significa misurarsi con una sfida di adeguatezza e prospettiva, evitando di ridurre l’azione pubblica a semplice gestione dell’esistente o a iniziative episodiche, meritorie ma che lasciano il tempo che trovano. Ed è qui il vero nodo: la differenza tra “amministrare” e “governare” non è soltanto linguistica, ma profondamente politica. Amministrare significa gestire l’ordinario: far funzionare la macchina comunale, garantire i servizi, mantenere in equilibrio i bilanci, rispettare norme e procedure. È un’attività necessaria, ma prevalentemente esecutiva. Un’amministrazione può anche essere efficiente e tuttavia limitarsi a reagire ai problemi, operare nel breve periodo ed evitare i conflitti senza risolverli. In questo modo il sistema si mantiene in piedi, ma non evolve.
Governare è qualcosa di diverso e più complesso. Significa dare una direzione, costruire una visione, assumere decisioni anche difficili e impopolari, comporre interessi diversi in una sintesi politica. Chi governa non si limita a gestire il presente, ma progetta il futuro della città. Significa definire il ruolo di Corigliano-Rossano nello scenario provinciale e regionale e trasformare la fusione in un reale progetto politico. Quando, invece, le scelte vengono continuamente rinviate per non scontentare nessuno, si sta semplicemente amministrando, non governando. E senza una vera capacità di governo, l’amministrazione rischia di ridursi a mera gestione dell’esistente.
Una città come Corigliano-Rossano non può permettersi di restare sospesa, senza identità, senza visione e senza una direzione chiara. La questione, dunque, non riguarda soltanto il ricambio dei protagonisti, ma il modo stesso di intendere e praticare la politica. Senza un cambiamento sostanziale, ogni rinnovamento rischia di restare superficiale. Al contrario, una nuova cultura di governo potrebbe consentire alla città di trasformare il proprio patrimonio storico, sociale e territoriale in una concreta leva di sviluppo e in una prospettiva autenticamente orientata al futuro. In una parola: non basta amministrare. Occorre governare.
Avv. Luigi Fraia






