Editoriale | Rossano, colpi e paura: la città non può più ignorare il problema sicurezza

L’agguato a Salvatore Morfò non è soltanto un fatto di cronaca. È un segnale che riporta sotto gli occhi di tutti una realtà che da troppo tempo viene raccontata con toni più morbidi di quanto accade nelle strade.

Corigliano Rossano non è quell’isola felice che spesso si cerca di rappresentare. Tenere sotto tono il tema dell’ordine pubblico e della sicurezza non cambia la realtà dei fatti. La criminalità continua a manifestarsi con episodi sempre più evidenti.

Gli ultimi momenti di violenza che hanno segnato profondamente la città risalgono all’estate scorsa. A Lido Sant’Angelo si sono verificati fatti gravi, episodi che hanno lasciato il segno e che ancora oggi sembrano accaduti ieri.

Da allora la cronaca ha continuato a riempirsi di notizie che raccontano una città diversa da quella descritta o peggio non descritta: rapine, furti, aggressioni, incendi di autovetture, reati predatori di ogni genere.

E oggi si arriva all’agguato contro Morfò. Non una persona qualsiasi. Un nome che compare in numerose carte giudiziarie e che negli anni è stato associato a vicende criminali di rilievo.

Davanti a un episodio del genere la risposta immediata è sempre la stessa: indagini delle procure, attività delle forze dell’ordine, accertamenti in corso. Ed è giusto che sia così. Ma la domanda che molti cittadini si pongono nell’immediatezza è un’altra.

Nel frattempo cosa accade? Come si tutela la vita quotidiana delle persone? Si tornerà probabilmente a parlare della convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Riunioni, valutazioni, nuove analisi. E poi?

Il punto reale è che Corigliano Rossano non appare più una città tranquilla. Forse non lo è mai stata davvero, ma oggi il problema emerge con maggiore evidenza.

Non bastano dichiarazioni rapide o frasi di circostanza. Dire che lo Stato c’è non risolve il problema se gli episodi delittuosi continuano a moltiplicarsi. La questione non è soltanto giudiziaria. È sociale e riguarda la percezione di sicurezza dei cittadini.

Non ci si può fermare alle analisi mentre la cronaca continua a raccontare nuovi episodi. Serve una risposta concreta, visibile, capace di incidere sul territorio. Dall’impiego dell’esercito a un intervento più incisivo dello Stato, le soluzioni possono essere diverse. Ma una cosa appare chiara: qualcosa deve cambiare. Ora.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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