Tagli ai tribunali e distanze crescenti: cittadini senza risposte mentre il sistema resta fermo e centralizzato – C’è un punto che non può essere aggirato: chi ha scelto il no al referendum oggi è chiamato a chiarire quale modello di giustizia immagina per il Paese, soprattutto per le aree periferiche. In queste ore circola un editoriale che attribuisce all’Associazione nazionale magistrati una proposta pesante: la chiusura di una ottantina di tribunali in Italia. In Calabria sparirebbero presìdi come Crotone, Paola, Lamezia Terme, Vibo Valentia, Locri, con dubbi anche su Palmi e Castrovillari. Resterebbero solo Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Una riduzione drastica.
La questione non è teorica. È concreta, quotidiana. Nel territorio del tribunale di Castrovillari, già oggi, intervenire tempestivamente su fatti gravi nelle zone del Basso Ionio è complesso. Se accade un omicidio a Cariati, quanto tempo serve perché un magistrato arrivi sul posto? E con quali effetti sulla qualità dell’indagine?
Le prove si costruiscono nei momenti immediati. La presenza diretta del magistrato non è un dettaglio, ma una garanzia. Delegare sempre di più alle forze dell’ordine può avere senso in alcune fasi, ma la responsabilità finale resta in capo a chi firma i provvedimenti. E quella responsabilità richiede conoscenza diretta dei fatti.
Se davvero si va verso una riduzione dei tribunali, il rischio è evidente: la giustizia si allontana dai cittadini. Le distanze aumentano, i tempi si allungano, la percezione di tutela si indebolisce. Non è solo un problema organizzativo, è un tema di diritti.
E allora la domanda è inevitabile: cosa cambia dopo il no? Il sistema resta quello di prima. Restano le correnti, restano le criticità nell’attività investigativa, resta una macchina che fatica a rinnovarsi.
Con il sì si sarebbe potuto aprire uno spazio diverso, con una distinzione più netta tra chi indaga e chi giudica, maggiore professionalizzazione, con approcci e competenze differenziate. Non una soluzione totale, ma un possibile passo.
Oggi, invece, prevale la sensazione di immobilità. Nulla si muove. E mentre tutto resta fermo, si affaccia anche il rischio di ulteriori tagli ai presìdi giudiziari, soprattutto nelle aree più fragili. E tutto questo voluto dai Signori del No!
Chi ha sostenuto il no non può limitarsi a rivendicare il risultato. Deve spiegare quale strada si intende percorrere. Perché senza risposte, il pericolo è uno solo: una giustizia sempre più distante, meno accessibile, meno vicina alla realtà dei territori. E questo, per molti cittadini, è già un problema concreto.
Matteo Lauria – Direttore
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