Ci sono notizie che fermano il tempo. Catanzaro oggi è una di quelle. Una famiglia, dei bambini, una quotidianità che si interrompe all’improvviso. Poi il silenzio. Un silenzio che pesa, che entra nelle case e nei pensieri, che lascia senza parole. Davanti a fatti così raccontare è necessario, spiegare no. Perché ogni tentativo di dare una risposta immediata rischia di semplificare ciò che non è semplice. Eppure qualcosa resta. Non solo il vuoto, ma anche una domanda che riguarda tutti.
Però da questi drammi possiamo cogliere regole di vita e aprire riflessioni sulla società che abbiamo creare. Quante volte segnali, parole, comportamenti passano davanti ai nostri occhi senza essere davvero colti? Quante frasi vengono liquidate come sfoghi, quanti gesti letti come momenti passeggeri?
Oggi i ritmi sono cambiati. Si corre, si programma, si misura tutto. Spesso si reagisce con distacco, a volte con cinismo. In questo contesto, l’ascolto diventa superficiale, rapido, quasi automatico. E invece nulla dovrebbe essere lasciato al caso. Un cambiamento, una richiesta implicita, un silenzio improvviso: sono dettagli che chiedono attenzione, non distrazione. Non si tratta di trovare spiegazioni o individuare responsabilità. Si tratta di riconoscere che ogni persona porta con sé un mondo che non sempre riesce a mostrare. Oggi dovremmo Interrogarci sul modo con cui guardiamo gli altri, il tempo che siamo disposti a dedicare, la capacità di fermarci davvero. Forse non esistono risposte semplici. Ma esiste una scelta: non voltarsi dall’altra parte.
Matteo Lauria – Direttore I&C
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