CATANZARO – Quanto costa realmente ai calabresi la sede di rappresentanza della Regione a Bruxelles? E soprattutto, quali risultati ha portato a casa in termini di fondi europei e progetti approvati? Sono questi i quesiti al centro dell’interrogazione con risposta scritta depositata ieri, 28 aprile 2026, dalla consigliera regionale Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva).
Un “buco nero” nei bilanci regionali?
La sede istituzionale nel cuore dell’Europa dovrebbe essere, sulla carta, l’avamposto strategico per intercettare i finanziamenti comunitari e tessere relazioni diplomatiche. Tuttavia, secondo la consigliera Greco, la struttura rischia di essere un costo opaco a carico dei contribuenti.
L’interrogazione entra nel dettaglio contabile, chiedendo di rendere pubbliche tutte le voci di spesa: dai canoni di locazione alle utenze, fino ai costi per il personale, le consulenze e gli incarichi esterni.
«Una sede a Bruxelles ha senso solo se lavora e se porta risultati visibili ai cittadini. Quello che manca, fino a oggi, è la prova che tutto questo sia avvenuto», ha dichiarato Greco.
Dossier scottanti: Arrical, Sorical e i fondi intercettati
Il documento ispettivo punta il dito su punti molto specifici. Greco chiede di sapere se, dall’inizio del 2026, la struttura sia stata realmente operativa e se le interlocuzioni abbiano riguardato dossier delicati relativi a organismi del sistema regionale, come ARRICAL (Autorità Rifiuti e Risorse Idriche) e SORICAL.
Il cuore della sfida politica riguarda l’europrogettazione: l’interrogazione pretende di conoscere l’elenco esatto dei finanziamenti europei intercettati grazie all’intermediazione della sede e quali Comuni calabresi ne abbiano effettivamente beneficiato negli ultimi cinque anni.
Verso un nuovo modello di rappresentanza
Se i risultati dovessero rivelarsi deludenti, la consigliera invita il Presidente della Regione e la Giunta a una riflessione profonda sul modello di presenza a Bruxelles. Tra le ipotesi suggerite, la valutazione di forme alternative, magari coordinate con altre Regioni italiane, per ottimizzare i costi e aumentare il peso politico della Calabria nei tavoli che contano.
«In una regione che fatica a tenere aperti gli ospedali e a garantire i trasporti, ogni struttura finanziata con denaro pubblico deve dimostrare di valere quello che costa», ha concluso la consigliera, sottolineando che la trasparenza, in questo caso, non è un’opzione ma un dovere.
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