CATANZARO – L’avvocatura si mobilita e chiede al governo di cancellare la norma sui controlli preventivi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Al centro della protesta l’obbligo di verifica fiscale esteso a tutti i compensi professionali, senza più la soglia di esenzione di 5.000 euro.
La presa di posizione arriva dall’Ordine distrettuale degli avvocati di Catanzaro insieme ai presidenti degli Ordini calabresi e al Consiglio nazionale forense. Secondo i firmatari, la disposizione introduce un sistema penalizzante per i professionisti, consentendo alla Pa di versare direttamente le somme all’agente della riscossione anche per importi contenuti o contestati.
Per l’avvocatura si tratta di una misura «iniqua, sproporzionata e discriminatoria», che colpisce una sola categoria senza garanzie adeguate. Il rischio evidenziato è quello di una sottrazione automatica dei compensi, considerati reddito da lavoro, con effetti diretti sull’attività professionale e sulla sostenibilità degli studi.
Nel mirino anche i possibili profili di incostituzionalità. I legali segnalano una violazione dei principi di uguaglianza e proporzionalità, oltre a un impatto sul diritto di difesa. Preoccupazione particolare riguarda il patrocinio a spese dello Stato, dove la norma potrebbe ridurre l’accesso alla tutela legale per i cittadini con minori risorse.
Da qui la richiesta di un intervento immediato: abrogazione della norma oppure revisione profonda con l’introduzione di limiti minimi e tutele analoghe a quelle previste per stipendi e pensioni. «Senza correttivi urgenti – avverte l’avvocatura – si aprirà la strada a contenziosi costituzionali».
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