Morti sul lavoro, Laghi: «Non è fatalità, ma il fallimento di controlli e politica»

Quattro morti sul lavoro in appena dieci giorni. Un bilancio drammatico che riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla carenza di controlli. A intervenire è il consigliere regionale e segretario questore Ferdinando Laghi, che parla apertamente di «strage quotidiana» e respinge con forza ogni riferimento alla fatalità.

«Dal Primo Maggio a oggi quattro persone hanno perso la vita mentre lavoravano. Quattro vite spezzate – dichiara Laghi –. E ogni volta si parla di destino o tragica coincidenza. Ma qui il destino c’entra poco. Dietro queste morti ci sono controlli carenti o assenti, sicurezza trascurata, risorse insufficienti e scelte politiche che da anni non affrontano il problema con la necessaria determinazione».

Il consigliere regionale punta il dito contro le carenze strutturali del sistema di vigilanza. «Da medico e da consigliere regionale sento il dovere di dire le cose come stanno – afferma –. I numeri raccontano una situazione evidente. Secondo le stime dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in Italia mancano migliaia di ispettori e tecnici della prevenzione: tra 3.600 e 5.900 unità rispetto al fabbisogno reale».

Laghi sottolinea come il deficit di personale renda impossibile garantire verifiche adeguate nei luoghi di lavoro. «Solo per i controlli amministrativi e tecnici la carenza supera le 2.600 persone. Un vuoto enorme che impedisce un’attività ispettiva efficace».

Particolarmente critica, secondo il segretario questore, la situazione in Calabria. «La regione registra il più alto tasso di irregolarità lavorativa d’Italia, pari al 27,8%, mentre gli organici ispettivi nelle province restano ben al di sotto di quanto necessario. Proprio dove lavoro nero e sommerso sono più diffusi, i controlli risultano più deboli».

Da qui la richiesta di un cambio di passo immediato. «La risposta dovrebbe essere semplice: assumere subito il personale necessario. Quando vengono ignorate le norme di sicurezza, quando si risparmia sui dispositivi di protezione o si chiudono gli occhi davanti ai rischi nei cantieri, chi ha responsabilità deve risponderne penalmente».

Laghi ribadisce infine che «la sicurezza non può essere considerata un costo da tagliare, ma un diritto fondamentale», ricordando anche i ripetuti richiami del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema delle morti sul lavoro. «È una tragedia che grida vendetta al cielo – conclude – e che deve trovare risposte non più rinviabili sul piano politico, legislativo e giudiziario».

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