Il piano del Ministero della Salute cambia assistenza territoriale, pediatria e lavoro dei medici
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Il testo prevede un sistema definito “a doppio canale”. I medici potranno continuare a operare in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, ma con nuovi obblighi organizzativi, oppure scegliere il rapporto di dipendenza pubblica entrando stabilmente nelle strutture territoriali.
Tra le novità principali compare l’obbligo di presenza programmata nelle Case della Comunità. I medici dovranno garantire turni settimanali all’interno delle strutture pubbliche territoriali attraverso un sistema definito “debito organizzativo”. La presenza minima prevista sarebbe di almeno sei ore alla settimana.
La riforma modifica anche il settore della pediatria. I pediatri potranno seguire i pazienti fino ai 18 anni, superando l’attuale limite dei 14. Previsto inoltre l’aumento del numero massimo di assistiti fino a 1500 pazienti, equiparando il tetto a quello dei medici di medicina generale.
Il piano introduce anche un nuovo sistema di remunerazione. Una parte del compenso sarà collegata non solo al numero di assistiti ma anche ad attività di prevenzione, gestione delle cronicità e raggiungimento di obiettivi sanitari.
Nel progetto è prevista inoltre la nascita della Scuola di specializzazione universitaria in Medicina Generale della durata di quattro anni e l’obbligo di utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico, sistemi digitali interoperabili e telemedicina.
Sul piano politico restano posizioni differenti. In Calabria il presidente Roberto Occhiuto ha espresso sostegno alla riforma, mentre il sindacato Fimmg regionale ha manifestato forte contrarietà al nuovo modello organizzativo.






