CORIGLIANO-ROSSANO – La democrazia attraversa una crisi silenziosa ma profonda, in cui l’improvvisazione è diventata un vanto e la preparazione tecnica una colpa. È questa la lucida e severa analisi politica tracciata da Mazza nel suo ultimo intervento, un affresco critico che parte dalle derive del populismo nazionale per atterrare sulle forti contraddizioni della politica calabrese.
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Il chiacchiericcio social: i casi di Corigliano-Rossano e Cosenza
Questa dinamica nazionale, secondo Mazza, si riflette con precisione chirurgica nella narrazione quotidiana della Calabria. Qui la “piazza virtuale” ha azzerato i corpi intermedi, trasformando il dibattito pubblico nel regno della superficialità. L’analisi si concentra su due grandi questioni del territorio provinciale:
La fusione di Corigliano-Rossano: Un processo storico, sociale e amministrativo complesso, che viene spesso ridotto a frasi fatte e slogan meccanici nei commenti digitali, privi di reale cognizione tecnica, logistica o economica.
Il nuovo Ospedale di Cosenza: Il dibattito scientifico sulla rete sanitaria e sulla localizzazione della struttura viene declassato a mero scontro di campanile. La difesa della bandierina amministrativa fa perdere di vista l’unico vero obiettivo: il diritto alla salute dei cittadini.
«I progetti non vengono analizzati sulla base di competenze strutturali o di visione – sottolinea Mazza –. Nel comprensorio bruzio, una miopia provinciale viene portata avanti da chi non ha la benché minima cognizione di numeri e massa critica».
Il “paradosso della poltrona” e l’opportunismo
L’analisi si fa ancora più sferzante quando affronta l’incoerenza di certa politica locale. Mazza lo definisce il “paradosso della poltrona”: figure pubbliche che costruiscono la propria visibilità demolendo radicalmente un Ente o un progetto sui social, per poi candidarsi a occupare quelle stesse posizioni non appena si avvicinano le elezioni.
Non si tratta di evoluzione politica, ma di puro opportunismo. Si delegittima un sistema finché non diventa utile e conveniente occuparlo, a dimostrazione che spesso le critiche non nascono da idee alternative, ma dalla pura ambizione personale.
Il coraggio della responsabilità
La via d’uscita per salvare la democrazia dalla sua stessa fragilità passa per una vera “operazione verità”. La gestione della cosa pubblica deve tornare a ispirarsi allo stesso principio di razionalità che applichiamo nella vita quotidiana: quando si ha un problema di salute, ci si affida al miglior medico, non all’improvvisazione.
La politica deve smettere di assecondare i peggiori istinti dei social e tornare a essere guida. Serve una Classe Dirigente che abbia il coraggio di:
Studiare i dossier con metodo e capacità di analisi.
Spiegare la complessità ai cittadini senza ricorrere a slogan vuoti.
Pronunciare “no” impopolari, ma necessari per la stabilità e il bene comune.
Perché una democrazia che rinuncia alla competenza, tollerando l’incoerenza come un tratto inevitabile, non è più forte o più libera: è solo infinitamente più vulnerabile.






