Salma lasciata nella cella guasta: condannata l’Asp di Cosenza

Risarcimento da 40 mila euro ai familiari. Il tribunale: «Omessa la corretta conservazione del corpo» – Il Tribunale di Castrovillari ha condannato l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza per il deterioramento della salma di una donna custodita nel reparto morgue dell’ospedale di Rossano nel settembre del 2016. Il giudice monocratico Eduardo Bucciarelli ha riconosciuto la responsabilità esclusiva dell’Asp per non avere adottato misure alternative dopo il guasto della cella frigorifera dove era stato sistemato il corpo in attesa dell’autopsia disposta dalla Procura.

La vicenda nasce dopo il decesso della donna, trovata senza vita nella propria abitazione. La salma venne trasferita all’ospedale di Rossano per gli accertamenti medico-legali. Due giorni dopo, al momento dell’esame autoptico, il consulente nominato dalla Procura trovò il corpo in avanzato stato di decomposizione.

Nella relazione tecnica si parlava di una temperatura interna alla cella compresa tra 35 e 40 gradi e di una condizione incompatibile con il breve tempo trascorso dal decesso. Il medico legale evidenziò anche la presenza di gas e insetti necrofagi, sottolineando come la conservazione della salma fosse avvenuta «in forma del tutto anomala e grave».

Secondo il tribunale, l’Asp era già a conoscenza del malfunzionamento almeno dal 18 settembre 2016 ma non intervenne per trasferire il corpo in un’altra cella funzionante o adottare soluzioni alternative. Per il giudice questa omissione ha provocato la lesione del diritto dei familiari al rispetto della salma e del sentimento di pietà verso la persona defunta.

Il tribunale ha invece escluso responsabilità per Althea Italia Spa, società incaricata della manutenzione tecnica dell’impianto frigorifero. Dalla sentenza emerge che i tecnici intervennero nei tempi previsti dal contratto e che non è stata dimostrata alcuna responsabilità nella causa originaria del guasto.

Respinta anche la richiesta di manleva nei confronti della compagnia assicurativa AmTrust, poiché il risarcimento riconosciuto rientra nella franchigia prevista dalla polizza. L’Asp di Cosenza dovrà pagare complessivamente 40 mila euro ai familiari della donna, oltre interessi legali. Nel procedimento erano coinvolti gli avvocati Giampiero Cataldo Romano, Raffaele Antonio Felicetti, Silvia Cumino, Bruno Tassone e Pietro Recupero.

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