CORIGLIANO-ROSSANO – Sono finalmente iniziati i lavori nell’oasi naturalistica di Cozzo del Pesco, nel cuore della Sila Greca, ma per gli ambientalisti non c’è nulla da festeggiare. L’allarme per la sopravvivenza di uno dei castagneti più antichi e preziosi d’Europa resta infatti ai livelli massimi.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Tra ingegneria naturalistica e “fantascienza”
Secondo l’esponente del WWF, l’avvio del cantiere avrebbe richiesto un approccio radicalmente diverso, improntato alla massima tutela della biodiversità superstite.
«Si sarebbe dovuto intervenire in maniera graduale — spiega Flaviano Lavia — con tagli eseguiti tramite la tecnica del tree climbing, un piano di assetto territoriale fondato su principi di ingegneria naturalistica e il trasporto dei materiali all’interno del perimetro dell’oasi con l’utilizzo esclusivo di muli. Ma visti i tempi e i mezzi attuali, questa è stata considerata fantascienza naturalistica».
L’errore storico: il paradosso dell’Abete Douglasia
Il vero “killer” dei colossi di Cozzo del Pesco (piante nate intorno all’anno 1100) ha un nome preciso: l’Abete Douglasia. Tra gli anni ’50 e ’80, i piani di rimboschimento finanziati dalla legge speciale per la Calabria introdussero massicciamente questa specie aliena nel bel mezzo del castagneto secolare, con l’intento paradossale di “ricostituire la copertura forestale”.
Il WWF ha tracciato una mappa chiara degli effetti devastanti che questa convivenza forzata sta provocando:
Guerra della luce: Il castagno è una pianta eliofila (ha bisogno di luce diretta). La douglasia, essendo un sempreverde a rapida crescita, crea una fitta cupola fogliare perenne che priva i castagni millenari dei raggi solari, soffocandoli.
Acidificazione del suolo: Gli aghi della douglasia si decompongono molto lentamente, rilasciando sostanze che alterano il pH del terreno oltre la soglia di tolleranza del castagno, azzerando di fatto il sottobosco autoctono.
Siccità artificiale: In un’area come la Sila Greca, caratterizzata da estati lunghe e siccitose, l’apparato radicale aggressivo dell’abete assorbe quasi tutta l’acqua e i nutrienti dal suolo. Indeboliti e assetati, i castagni diventano preda facile di parassiti killer come il cancro del castagno e il cinipide galligeno.
l futuro dell’Oasi: la palla passa al Comune
A metà degli anni Ottanta, il WWF Calabria e l’Orto Botanico dell’Università della Calabria riuscirono a far riconoscere l’area come oasi protetta. In quel momento gli abeti erano ancora giovani e facilmente rimovibili, ma la miopia politica bloccò gli interventi decisivi. Oggi la fauna e la flora originarie (come gli aceri storici) sono quasi del tutto scomparse e molti giganti sono già crollati.
La speranza, tuttavia, risiede nell’accordo di gestione. Le scelte operative attuali spettano a Calabria Verde, ma la transazione prevede che, a lavori conclusi, l’area torni nella piena e legittima disponibilità del Comune di Corigliano-Rossano. Solo allora la governance municipale potrà assumersi la responsabilità diretta di applicare criteri scientifici e di ingegneria naturalistica avanzata per salvare i giganti superstiti.
«Non tutto è perduto — conclude Lavia —, ma servono competenze, rigore scientifico e una reale volontà politica. Possiamo ancora salvare ciò che resta del nostro passato».






