AMENDOLARA – L’Unione Sindacale di Base chiama a raccolta cittadini e associazioni per protestare contro il sistema di sfruttamento agricolo dopo la tragica morte dei quattro braccianti. L’USB: «Non accetteremo le passerelle della politica responsabile di questo sistema». La Calabria si prepara a scendere in piazza per dire basta alla “macelleria sociale” che sta insanguinando le campagne della Piana di Sibari e di molti altri territori del Paese. Sabato 6 giugno 2026, l’Unione Sindacale di Base (USB) della Calabria ha indetto una manifestazione ad Amendolara per rivendicare giustizia per Waseem, Amin, Ullah e Safi, i quattro lavoratori tragicamente scomparsi. Il monito dell’USB: «Un sistema che produce illegalità». La mobilitazione nasce dalla volontà di denunciare non solo l’immediato episodio di cronaca, ma l’intero impianto politico ed economico che alimenta lo sfruttamento dei braccianti. Secondo il sindacato, il caporalato non è un fenomeno isolato, bensì il risultato diretto di leggi razziste sull’immigrazione e di una cronica assenza di tutele sul lavoro. «Dall’introduzione della legge Bossi-Fini in poi, lo Stato italiano ha scientemente scelto di criminalizzare i migranti. Legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, queste leggi non hanno contrastato l’illegalità, ma l’hanno programmaticamente prodotta». Questa condizione ha privato migliaia di persone della dignità giuridica, trasformandole in “carne da macello” nelle mani di imprenditori privi di scrupoli e organizzazioni criminali. Lotta al caporalato: le richieste del sindacato. Per l’USB, la soluzione al dramma dello sfruttamento non risiede in leggi di facciata, ma in un cambiamento radicale di paradigma. Il sindacato propone tre pilastri per sradicare il fenomeno: Potere contrattuale: Maggiore forza ai lavoratori attraverso il controllo della filiera e dei costi. Tutele e contratti: Promozione di contratti stabili e allargamento dei diritti fondamentali. Responsabilità politica: La sicurezza e la dignità sul lavoro devono diventare una scelta politica prioritaria, smettendo di firmare provvedimenti che, di fatto, alimentano lo sfruttamento. L’appello ai cittadini e il monito agli «sciacalli». L’USB rivolge un invito aperto a tutti i cittadini, alle associazioni e alle forze attive sul territorio affinché si uniscano alla mobilitazione del pomeriggio di sabato 6 giugno, per mostrare il volto di una Calabria che rifiuta la rassegnazione e la barbarie. Allo stesso tempo, il sindacato invia un messaggio chiaro alla classe politica: «Non accetteremo passerelle da parte di chi in questi anni ha costruito le condizioni affinché il caporalato prosperasse». Il monito è severo: per chi ha responsabilità dirette in questo sistema non ci sarà spazio per «lacrime di coccodrillo e opportunismi politici» sulle spalle dei lavoratori defunti.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






