La vicepresidente del M5S ha presentato un’interpellanza al Ministero delle Infrastrutture per denunciare disparità di trattamento e la gestione dei controlli da parte di ANAS.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Il blocco dell’accesso al cantiere del Terzo Megalotto
Il primo episodio risale al 5 giugno scorso, quando la parlamentare si è recata presso il cantiere del Terzo Megalotto della SS106 per verificare presunti rallentamenti nei lavori: «L’impresa affidataria mi aveva accolto, illustrato lo stato dei lavori, consegnato i dispositivi di protezione individuale e accompagnato fino all’ingresso del cantiere. A quel punto, una telefonata dei dirigenti ANAS ha bloccato tutto: mi è stato impedito di accedere al cantiere con motivazioni che ritengo del tutto pretestuose», denuncia Baldino.
I sopralluoghi con esponenti del centrodestra e l’esclusione dei sindaci
A distanza di pochi giorni, la situazione avrebbe registrato un’inversione di tendenza in occasione di un altro sopralluogo su un cantiere della stessa arteria, nel territorio comunale di Calopezzati. In quell’occasione, secondo quanto riportato, ANAS avrebbe accompagnato esponenti politici locali di minoranza di centrodestra e un’associazione, omettendo di informare il sindaco, che da tempo sollecitava un confronto istituzionale sulle criticità dell’opera rimasto senza riscontro.
Da qui la denuncia della sproporzione di trattamento: «Perché a una parlamentare della Repubblica viene impedito l’accesso a un cantiere di un’opera pubblica già autorizzato dall’impresa affidataria, mentre ANAS organizza sopralluoghi con esponenti politici locali escludendo il Sindaco, massima autorità istituzionale della comunità interessata?».
La richiesta di chiarimenti al Governo
Nell’interpellanza si chiede al Ministro se tali comportamenti siano compatibili con i princìpi di leale collaborazione, trasparenza e parità di accesso per le istituzioni, sollecitando l’adozione di procedure chiare e uniformi. La parlamentare conclude ribadendo che un’infrastruttura strategica da 1,4 miliardi di euro, realizzata su una delle strade più pericolose d’Italia, appartiene alla collettività e non a una parte politica, rendendo indispensabile un rapporto scevro da favoritismi o discriminazioni basate sul colore politico.






