CORIGLIANO-ROSSANO – 28 ottobre 2026. L’arresto del sindaco Flavio Stasi, finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta antimafia Ginestra, apre un confronto politico e istituzionale che va oltre le contestazioni giudiziarie. Al centro della vicenda ci sono l’accusa di voto di scambio politico-mafioso legata alle amministrative del 2024, le possibili conseguenze per il Comune e il tema del garantismo nei confronti degli amministratori coinvolti nelle indagini.
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Manna individua diverse analogie tra le due vicende, soprattutto per l’impatto delle misure cautelari sulla vita personale degli indagati e sul funzionamento delle amministrazioni pubbliche. Pur precisando di non conoscere gli atti dell’inchiesta Ginestra, manifesta perplessità rispetto agli elementi investigativi riportati dalla stampa, in particolare sul peso attribuito alle conversazioni intercettate e alle presunte promesse di assunzioni.
L’ex primo cittadino di Rende rivolge poi una critica alla politica, accusata di applicare il principio della presunzione di innocenza in maniera diversa a seconda dell’appartenenza degli indagati. Ricorda che, durante l’inchiesta Reset, alcuni esponenti politici si schierarono per lo scioglimento del Comune di Rende, mentre oggi diversi amministratori hanno espresso immediatamente solidarietà a Stasi.
«Non si può essere garantisti a corrente alternata», sostiene Manna, chiedendo maggiore coerenza nell’affrontare vicende giudiziarie che coinvolgono rappresentanti delle istituzioni.
Un altro interrogativo riguarda il futuro amministrativo di Corigliano-Rossano. Nell’operazione è coinvolto anche un consigliere comunale e, secondo Manna, occorrerà verificare le conseguenze dell’inchiesta sugli organi elettivi. L’ex sindaco richiama il precedente di Rende e prospetta il rischio di un commissariamento.
Si tratta, tuttavia, di uno scenario ancora da verificare. Le misure cautelari nei confronti di amministratori locali non determinano automaticamente lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, che richiede una distinta procedura amministrativa e specifici accertamenti.
Manna critica inoltre la discrezionalità che, a suo giudizio, caratterizza la disciplina degli scioglimenti per mafia, sottolineando le ripercussioni che una gestione commissariale può avere sulla continuità amministrativa, sugli investimenti e sui progetti finanziati attraverso il PNRR.
La vicenda assume un ulteriore rilievo alla luce di quanto accaduto appena ventiquattr’ore prima dell’operazione.
Nella giornata del 27 ottobre, Flavio Stasi aveva partecipato a Cassano all’Ionio all’assemblea pubblica «Giù le mani dalla nostra città», promossa dal sindaco Gianpaolo Iacobini e dal vescovo Francesco Savino dopo il grave agguato nel quale è stata uccisa Silvana Sibarelli ed è rimasto ferito Damiano Pepe.
Durante l’incontro, Stasi aveva sostenuto la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, indicando nella scuola, nell’istruzione e nella presenza dello Stato alcuni degli strumenti fondamentali per sottrarre le nuove generazioni al condizionamento mafioso.
Il sindaco aveva criticato i dimensionamenti scolastici e la riduzione dei presìdi educativi, chiedendo al Governo interventi straordinari per aumentare il numero di insegnanti, dirigenti ed educatori, accanto al potenziamento delle forze dell’ordine.
Aveva inoltre sollecitato una revisione delle procedure amministrative relative alle confische e alle misure di prevenzione, affinché gli enti locali potessero disporre di strumenti più efficaci contro le infiltrazioni criminali.
Nel suo ultimo intervento pubblico prima dell’arresto, Stasi aveva dunque ribadito una posizione di netta contrapposizione alla criminalità organizzata. Poche ore dopo, l’esecuzione dell’ordinanza cautelare della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha aperto uno scenario completamente diverso.
Il contrasto temporale tra l’intervento pubblico contro la ’ndrangheta e la successiva misura cautelare rappresenta uno degli aspetti politicamente più significativi della vicenda, senza costituire, di per sé, un elemento utile a confermare o smentire le accuse.
L’inchiesta Ginestra resta nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate nei confronti di Stasi e degli altri indagati dovranno essere sottoposte alle verifiche giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Intanto, sul piano politico e amministrativo, resta aperta la questione della continuità del governo cittadino e delle eventuali iniziative che potranno essere assunte dalle autorità competenti.






