’Ndrangheta e politica nella Sibaritide: voti, posti di lavoro e affari nelle carte dell’inchiesta

CORIGLIANO-ROSSANO – 28 ottobre 2026. Un sistema criminale radicato nella Sibaritide, capace, secondo gli investigatori, di gestire traffici di droga, estorsioni, rapporti con altre cosche e interessi economici. Sullo sfondo, i presunti collegamenti con la politica locale attraverso la ricerca di voti in cambio di opportunità lavorative. È il quadro che emerge dall’inchiesta antimafia della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, culminata nell’esecuzione di 41 misure cautelari tra Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio.

Tra gli indagati figurano il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi e il consigliere comunale di Forza Italia Pietro Lucisano, entrambi destinatari degli arresti domiciliari. Le contestazioni riguardano distinti episodi di presunto scambio elettorale politico-mafioso, collegati alle amministrative del giugno 2024.

L’ordinanza firmata dal gip Fabiana Giacchetti ricostruisce diversi aspetti della vicenda, intrecciando le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Acri con intercettazioni, conversazioni e accertamenti condotti dai carabinieri.

Nicola Acri e la struttura della cosca rossanese

Uno dei capitoli dell’inchiesta riguarda le dichiarazioni di Nicola Acri, detenuto dal 2010 e collaboratore di giustizia dal maggio 2021. Il suo racconto descrive l’organizzazione criminale operante nell’area di Rossano, con una precisa distribuzione degli incarichi e collegamenti con le cosche di Cassano all’Ionio e Cirò.

Acri riferisce di essere arrivato giovanissimo ai vertici della criminalità rossanese, dopo un percorso segnato da furti, estorsioni, traffico di stupefacenti e gravi episodi di violenza. Nei suoi interrogatori ricostruisce anche i rapporti con la cosca Abbruzzese e con il gruppo Farao-Marincola di Cirò.

Secondo il collaboratore, l’organizzazione disponeva di una struttura interna nella quale Annibale Matalone avrebbe svolto funzioni di contabile, Salvatore Galluzzi avrebbe avuto un ruolo di rilievo nel settore degli stupefacenti e Francesco Sommario avrebbe curato i rapporti con altri gruppi criminali. Tra le figure menzionate compare anche Augusto De Simone.

Particolare importanza assume la gestione del denaro. La cosca, stando al racconto di Acri, disponeva di una cassa comune alimentata dalle attività illecite, utilizzata per sostenere economicamente i detenuti, le loro famiglie e le spese legali.

Il collaboratore descrive inoltre un sistema di estorsioni ai danni degli imprenditori, chiamati a versare somme periodiche per evitare ritorsioni. Accanto al traffico di droga, considerato particolarmente redditizio, sarebbero stati coltivati interessi in diversi settori economici.

Un altro fronte riguarda le cooperative agricole, dove Acri riferisce di presunte assunzioni fittizie finalizzate a ottenere prestazioni previdenziali indebite e di rapporti di lavoro utilizzati per favorire l’ingresso di cittadini stranieri dietro pagamento.

Il gip pone però un limite importante all’utilizzo di queste dichiarazioni: Acri è detenuto da molti anni e non indica sempre le fonti delle informazioni relative agli assetti criminali più recenti. Le sue conoscenze dirette del passato, pertanto, non possono essere automaticamente considerate una prova della situazione attuale.

Il presunto accordo tra Stasi e Matalone

Il capitolo politico dell’inchiesta si concentra sulle elezioni amministrative del 2024, quando Flavio Stasi ottenne la riconferma alla guida di Corigliano-Rossano.

Secondo la ricostruzione della Dda, Annibale Matalone avrebbe assicurato un sostegno elettorale al sindaco in cambio della prospettiva di ottenere un impiego per sé o per alcuni familiari. Il presunto accordo sarebbe stato favorito da Vincenzo Curia, indicato dagli investigatori come intermediario.

Il primo episodio significativo risale al 6 maggio 2024. Durante un pranzo, Matalone, Curia e Antonio Mingrone discutono della possibilità di raccogliere consensi per Stasi, collegando tale disponibilità alla ricerca di una sistemazione lavorativa.

Tra le opportunità ipotizzate compaiono incarichi presso il cimitero comunale e possibili impieghi in aziende collegate ai servizi cittadini.

Matalone manifesta l’intenzione di impegnarsi nella campagna elettorale, ma chiede garanzie sulla possibilità di ottenere un risultato concreto. Curia, dal canto suo, sostiene che il sindaco avrebbe manifestato interesse a incontrarlo.

Quest’ultimo passaggio, tuttavia, emerge dalle parole dell’intermediario e non da una conversazione direttamente intercettata tra Stasi e Matalone.

Il 16 maggio gli investigatori documentano ulteriori contatti nei pressi del comitato elettorale del sindaco, in via Telesio. Le immagini di videosorveglianza mostrano la presenza di Curia e Stasi nella zona e, successivamente, un colloquio tra Curia e Matalone.

Le riprese non documentano un incontro diretto tra Stasi e Matalone né il contenuto di un eventuale accordo. Il giudice considera comunque questi elementi, insieme alle intercettazioni, rilevanti nella valutazione complessiva dell’ipotesi accusatoria.

Nei giorni successivi Matalone avrebbe svolto attività di propaganda elettorale, invitando diversi conoscenti a sostenere Stasi. In una conversazione del 21 maggio sostiene di aver già procurato una ventina di voti.

Dopo le elezioni, vinte dal sindaco uscente, Matalone torna a parlare del proprio impegno elettorale e delle aspettative lavorative.

Per il gip, l’insieme delle conversazioni e dei contatti sostiene l’ipotesi di uno scambio elettorale politico-mafioso. Negli elementi riportati non risulta però documentata un’assunzione effettivamente ottenuta in esecuzione del presunto patto.

Lucisano e Mingrone: dalla campagna elettorale al contratto di lavoro

Un secondo filone dell’inchiesta coinvolge Pietro Lucisano, consigliere comunale di Forza Italia eletto nella coalizione che sosteneva la candidata sindaca Pasqualina Straface.

Anche in questo caso l’ipotesi degli inquirenti riguarda un accordo tra sostegno elettorale e promessa di lavoro. Al centro della contestazione figura Antonio Mingrone, indicato nel provvedimento come appartenente all’organizzazione mafiosa.

Le prime conversazioni risalgono all’aprile 2024, quando Mingrone manifesta l’interesse a ottenere un’occupazione, anche temporanea, presso Ecoross.

Il 6 maggio, dopo un incontro con Lucisano, Mingrone racconta di aver chiesto un impiego estivo, collegando la disponibilità del candidato alla necessità di raccogliere voti.

Il passaggio ritenuto particolarmente significativo dagli investigatori avviene il 20 maggio, durante un incontro nella sede elettorale di Lucisano.

Il candidato sollecita la collaborazione di Mingrone nella campagna e nella raccolta dei risultati delle sezioni. Secondo l’ordinanza, gli consegna anche una somma di denaro non quantificata, presentata come contributo per alcune consumazioni durante l’attività elettorale.

Le intercettazioni successive descrivono Mingrone impegnato nella ricerca di consensi. In un episodio del 7 giugno, gli investigatori registrano anche un’espressione minacciosa rivolta indirettamente a un elettore, circostanza valorizzata nell’ipotesi accusatoria per le modalità della propaganda.

Il 10 giugno Mingrone partecipa alle operazioni di scrutinio come rappresentante di lista e risulta inserito in un gruppo WhatsApp utilizzato per raccogliere i risultati elettorali.

Dopo l’elezione di Lucisano, le conversazioni si concentrano nuovamente sulla ricerca di un’occupazione.

Tra agosto e settembre Mingrone insiste per ottenere risposte. Il 16 settembre Lucisano si informa sulla sua situazione giudiziaria e sulla possibilità di presentare una domanda di lavoro.

Il 24 settembre Mingrone raggiunge un’agenzia per il lavoro, su indicazione di Massimo Fiorentino, e completa la documentazione necessaria.

Il 2 ottobre 2024 arriva l’assunzione a tempo indeterminato come manovale edile presso Edil Fiorentino srls, come risulta dai dati acquisiti al Centro per l’impiego.

È questo uno degli elementi che distinguono il caso Lucisano da quello contestato a Stasi.

Secondo il gip, la successione degli eventi e i contatti documentati consentono di ipotizzare che Lucisano si sia interessato all’assunzione attraverso Fiorentino. Il collegamento viene ricostruito sul piano indiziario e dovrà essere verificato nelle successive fasi giudiziarie.

Non emerge invece, dai passaggi riportati, un coinvolgimento illecito accertato delle aziende citate nelle conversazioni.

Due vicende elettorali, un’unica inchiesta

Le contestazioni riguardano due percorsi politici differenti. Da una parte il sindaco Stasi, sostenuto da una coalizione civica e di centrosinistra; dall’altra Lucisano, eletto nell’opposizione di centrodestra.

Gli investigatori ritengono che esponenti riconducibili agli ambienti criminali abbiano cercato interlocutori in schieramenti diversi, utilizzando il sostegno elettorale come possibile strumento per ottenere vantaggi personali.

Il lavoro rappresenta il punto di collegamento tra i due episodi: promesse di assunzioni, richieste di impiego e ricerca di una stabilità economica che, nell’interpretazione accusatoria, sarebbero diventate oggetto di accordi elettorali.

Resta da accertare, per ciascuna posizione, l’effettiva esistenza dei patti contestati, il ruolo consapevole dei soggetti coinvolti e la sussistenza di tutti gli elementi richiesti dal reato di scambio elettorale politico-mafioso.

L’inchiesta apre anche una questione più ampia: la capacità delle organizzazioni criminali di esercitare influenza sul territorio attraverso relazioni economiche, disponibilità di posti di lavoro e controllo di reti personali.

Le dichiarazioni di Nicola Acri descrivono il funzionamento storico della cosca, mentre le intercettazioni relative al 2024 costituiscono il nucleo delle contestazioni più recenti.

 

 

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