Nel pomeriggio di ieri la polizia penitenziaria del reparto di Rossano ha intercettato e sequestrato oltre 300 grammi di presunta sostanza stupefacente, già suddivisa in dosi, probabilmente destinata alla cessione onerosa ad altri reclusi.
È plausibile immaginare – affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Ciccone, segretario nazionale – che la sostanza sarebbe stata spacciata all’interno dell’istituto ad altri reclusi.
Il carcere, così, può diventare un luogo di spaccio, come nelle pubbliche piazze, ma probabilmente ancora più redditizio.
A tal proposito diventa necessaria, quanto indispensabile, l’opera di prevenzione che svolge la polizia penitenziaria.
Per una più efficace prevenzione – prosegue il Sappe – sarebbe opportuno un incremento significativo delle piante organiche che, in alcuni istituti, risultano chiaramente sottodimensionate, arrecando un inevitabile abbassamento dei livelli di sicurezza. L’introduzione di sostanze stupefacenti nelle carceri è sempre più frequente, considerato l’elevato numero di detenuti tossicodipendenti, pari a circa il 20% della popolazione detenuta. Bene la legge approvata dal governo e dal Parlamento che consente ai detenuti tossicodipendenti di uscire dal carcere per accedere a misure alternative, ma è necessario che tale previsione normativa trovi adeguata applicazione sul territorio. È anche necessario che gli stessi soggetti intraprendano adeguati programmi di recupero, per evitare che possano ritornare in carcere. È altresì necessario implementare i reparti cinofili per una più intensa attività di prevenzione (Comunicato stampa).
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