E SE LA DISTOPIA FOSSE GIÀ QUI?
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Dick è piccolo quando i genitori divorziano. Con la madre si trasferisce a Washington e poi nel campus universitario di Berkeley. È un bambino imbronciato, ha un interesse precoce per la musica classica, inganna la solitudine raccontandosi delle storie. Salta spesso la scuola, per attacchi d’asma, agorafobia, ipocondria, panico e/o per la troppa indulgenza materna. Vede il primo di una serie interminabile di psichiatri a 14 anni e acquisisce familiarità con i test psicologici. Il trauma di una sorella morta, la madre castratrice, il padre assente e il gusto pronunciato per l’arte e la spiritualità lo convincono che sia omosessuale. Sembra trovar sicurezza all’University Music in cui lavora part-time. Trasloca in un appartamento di studenti bohémien, perde la verginità con una cliente e una settimana dopo la sposa. Non è omosessuale, ma non sopporta le giornate di una coppia povera e incompatibile in un tetro monolocale. Va meglio con la seconda moglie, Kleo, Pubblica il primo testo da professionista nel 1951: un cane abbaia furiosamente contro gli spazzini perché ha capito che sono alieni. Può guadagnare scrivendo di fantascienza, si convince, e lascia il posto al negozio. Ha 24 anni, produce a pieno ritmo, accetta tagli, titoli assurdi e illustrazioni con gli omini verdi. Le sue opere “serie” sono rifiutate, ma Kleo persevera a sognare per lui la gloria di Kerouac e lui per sé stesso quella di Dostoevskij. Il maccartismo dilaga e, nel ’55, la coppia è visitata da due agenti dell’FBI. Quest’episodio alimenta la paranoia dickiana, che avrà dei crescendo di volta in volta incredibili. Il velo della mente si strappa quando una sera entra in bagno e cerca una cordicella per accendere la luce. Nessuna cordicella, c’è solo l’interruttore. E la “consapevolezza” di essere l’unico ad aver compreso la verità.

Si spostano in campagna e ha un colpo di fulmine con la vicina di casa ricca e seducente, Anne, madre di tre bimbe. Kleo si fa da parte e lui va all’altare per la terza volta. Nei primi tempi gioca con le bambine e conversa tantissimo con la moglie. «Una conversazione con lui non assomigliava a uno scambio di opinioni, ma a un giro sulle montagne russe in cui l’altro assumeva il ruolo id passeggero e lui quello del vagone, dei binari e delle leggi della fisica». Anne intuisce nel marito il genio e gli dà un ultimatum affinché scriva un romanzo mainstream di successo. Dick le consegna “Confessioni di un artista di merda” e lei finge di credere che l’inferno coniugale descritto sia inventato. Nel 1960 nasce la figlia Laura e lui ormai assume pillole per ogni cosa: ansiolitici per superare la paura della paternità e anfetamine per lavorare di più. Anne abortisce il loro secondo figlio e decide di installare in casa un laboratorio di gioielli, di cui Dick invidia la solida compiutezza rispetto ai suoi romanzi.
L’ultima spiaggia è affittare un capanno isolato e forgiare il romanzo della maturità. Nel 1960 scopre l’I Ching da un articolo di Jung e non se ne separa più. Lo interroga, come fosse un oracolo, per ogni frase o scelta. Dal Tao e dal nazismo, di cui legge persino gli atti originali del processo di Norimberga, germoglia “The man in the high castle” (1962). “E se?” è la domanda a cui risponde il libro, che oggi sappiamo rientrare negli Ucronia. La trama è avvincente, le potenze dell’Asse nel 1947 hanno vinto la guerra e si sono spartite il mondo, lo divorerete! Il romanzo vince il premio Hugo, ma Dick si sente inadeguato e avverte Anne come nemica. Vorrebbe andarsene, ma ci sono le figlie e i tremori che lo assalgono appena mette piede fuori casa. Entra nella sua vita Marion Hackett, che lo introduce nella chiesa episcopale. Dick per giorni vede Dio/Satana in cielo. Si battezza, lascia Anne, torna a Berkeley e si stabilisce allegramente tra gli scrittori di fantascienza. Il ruolo di Vecchio della montagna lo lusinga, tutti si riuniscono a casa sua. Ha una relazione con la giovane Grania che però rifiuta di sposarlo, cerca microfoni nella lettiera del gatto e compra una pistola casomai Anne lo aggredisse. Prende il primo acido, l’LSD ha un effetto dirompente, corteggia le mogli degli amici e poi sposa la ventenne Nancy, figlia di Maren.

Il test di Turing diventa l’ennesima ossessione e, durante la luna di miele, scrive “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Nel 1992 Marte è stato colonizzato e la produzione di androidi è incessante, i blade runners devono intercettare ed eliminare gli Spartaco ribelli vagliandone l’empatia. Le case degli americani sono dotate di computer ai quali ordinare l’umore che si preferisce, selezionandolo da un catalogo variegato. Come Dick fa per le pillole, rifornendosi da una dozzina di medici.
A 40 anni rilegge il racconto stilato per un’antologia, “La fede dei nostri padri”, contiene il suo intero armamentario: totalitarismo, idios e koinos kosmos, droghe psichedeliche, malattia mentale, capitalismo industriale, Realtà vera, Dio. Mancano gli androidi, ma il racconto stesso è un simulacro che potrebbe aver scritto un imitatore digitale. Nasce la figlia Isa nel 1967 e Dick trattiene a stento la sua metà patriarcale, si oppone alle “velleità” di indipendenza della moglie. Placa e fomenta gli innumerevoli sintomi terminando “Ubik” (da cui ha preso il nome la catena di librerie), «Prima che ci fosse l’universo, io sono. Io ho creato le vite e i posti dove stanno; le muovo qui, le metto lì». Runciter, capo di un’agenzia che contrasta i telepati e i precog, è in missione sulla Luna e subisce un attentato; Runciter sembra morire e Chip, membro della sua squadra, cerca lo spray miracoloso, l’unico rimedio contro l’entropia. In un intreccio di vicende surreali e colpi di scena, si precipita verso l’epilogo. Nei mesi successivi, viene dato alle stampe anche “I simulacri”: in un futuro prossimo, gli Stati Uniti d’Europa e d’America (USEA) sono governati da der Alte e dalla subdola first lady Nicole; la società è divisa tra Ge e Be e al suo interno complottano robotici replicanti.

Dick finisce in ospedale diverse volte, per abuso di anfetamine, attacchi di panico e depressione. Nancy va via con Isa e lui riempie la casa di gente, ergendosi a guru di una banda di giovani strafatti. Le paranoie lievitano, specie dopo il furto subito nel 1971. L’anno dopo partecipa a una convention di fantascienza a Vancouver e crede di poter rinascere, ma chiunque lo incontri ritiene che viva a un livello superiore di intensità, che non si può/vuole condividere. Ingerisce del bromuro di potassio e, quando si sveglia, chiama il numero delle emergenze. Ospedale, centro di disintossicazione, patetiche richieste di ospitalità fino a che un professore dell’università di Fullerton (California) non si mostra disponibile. Trascorre dieci anni a Orange County. Sposa Tessa, nasce Christopher. Nel 1974, dopo aver visto un gioiello, si sente minacciato via radio, quando dorme i sogni lo catapultano nel mondo greco-romano, ha visioni di quadri legate a un esperimento sovietico. Invitato in Estonia, crede che la rete si stia stringendo attorno a lui e contatta l’FBI. C’è un legame, ne è certo, tra la sua esperienza spirituale e la sconfitta dell’Anticristo alla Casa Bianca: (San) Tommaso smette di abitare il suo corpo quando l’8 agosto Nixon consegna le dimissioni (Watergate).
Negli ultimi otto anni riempie di ipotesi la sua Esegesi. Tessa se ne va col figlio, lui arrangia un goffo tentativo di suicidio. La coinquilina ventiduenne e malata Doris si allontana, lui imbocca l’autostrada contromano. In entrambi i casi finisce all’ospedale psichiatrico. Alla convention di Metz nel ’77 l’imbarazzo è palpabile durante il suo discorso teologico e fumoso. I diritti cinematografici di “Blade runners” lo rendono ricco. Ma, nell’82, sopraggiungono gli ictus, un mese di coma e l’encefalogramma piatto. Un attimo prima di riuscire a vedere “Blade runner” di Ridley Scott e con Harrison Ford. Senza immaginare “Atto di Forza” (1990), “Screamers, (1995), “Minority report” (di S. Spielberg con Tom Cruise, 2002) o la serie Amazon “The man in the high castle” (2015).
Per approfondire o raccapezzarsi nel multiverso dickiano, trovate in Rete video e podcast a bizzeffe (es. canale YouTube “Scorribande filosofiche”). Ma niente ve lo farà conoscere come la monumentale biografia plasmata da Emmanuel Carrère, “Io sono vivo, voi siete morti”. Molti reputano, Carrère, il più grande scrittore vivente. La questione e il Maestro meritano una puntata a parte…
Gemma (che ha sfatato anche il pregiudizio del genere fantascientifico/distopico)
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Che Gemma di libro! ~ ogni domenica su I&CGemma Acri Guido è nata a Cariati e cresciuta a Rossano. Ha poi cambiato casa e paese più volte di quelle in cui si è lasciata tagliare i capelli. |







