Che Gemma di libro! La proposta di lettura per la fine dell’anno scolastico con il prof. Filippo Caccamo

Una rubrica sui libri. Perché? In questo nostro tempo veloce e senza pause, rallentare è l’unica azione possibile per riappropriarci della nostra anima. E lo facciamo con Gemma, docente e grande appassionata di libri di Corigliano-Rossano, che ci aiuta con le sue letture a sgretolare qualche luogo comune del mondo culturale, raccontando in poche parole, ogni domenica, che cosa meriti almeno un’occhiata in libreria. Non perdiamoci i suoi consigli!

PER I TRE MESI DI FERIE…

Dopo tanta introspezione e troppo dolore, oggi accontento chi come Mirko, che spesso, e non ho capito ancora quanto volentieri, mi legge in anteprima e mi suggerisce da tempo di proporre qualcosa di più leggero. Solo in apparenza, perché, se l’umorismo è “il sentimento del contrario” concepito da Pirandello, comico e tragico sono le due facce della stessa medaglia.

Il 28 maggio è arrivato in libreria, e io l’ho comprato nel primo pomeriggio, “Maledetta prima ora. Diario di un supplente esaurito” di Filippo Caccamo; la sera, prenotato da mesi, ho assistito al Parioli, con le colleghe Laura e Silvia, al suo spettacolo “Le Filippiche”. Non poteva capitare libro più idoneo a suggellare la fine dell’anno scolastico: «Perché se è vero, com’è vero, che nove mesi passano in fretta, è altrettanto vero che metà settembre e metà giugno sono due universi distanti anni luce».

Marco, il protagonista del romanzo, ha trentacinque anni e l’auto spesso in riserva, è un insegnante di Lettere precario, lontano 300 km dal paese natale e dalla fidanzata Valentina (che potrebbe tradire con la tutor Giorgia); arrangia i pasti e dorme su un divano sgangherato in un monolocale senza riscaldamento. Gli sono state assegnate una quinta “vivace” (nell’accezione positiva) da portare all’Esame e una seconda “virtuale” da calare nella realtà. Più volte è convocato da Sua Santità la Dirigente: «Quando si esce dall’ufficio di un preside si ha la stessa sensazione che si prova usciti dal dentista: non ha fatto poi così male, ma speri comunque di non tornarci per un bel po’».

Il testo, dedicato al padre preside di Reggio Calabria, finisce con la lettera a Gianmaria, il “caso perso” di ogni classe, il “foglio in bianco” alle verifiche, il “tanto non cambia niente, mi metta pure due”. Quell’involucro di potenzialità nascoste, di cui prima o poi “ci si deve liberare”, nell’ottica aziendale di un diplomificio in cui l’insegnante è solo un assegnatore di voti e promozioni.

Lo spettacolo termina col testo di “Maledetta prima ora” cantata dal “più grande Collegio Docenti di Italia”, che al ritornello accende le torce e alza al cielo i telefoni.

In entrambi l’autore racconta la storia di Running Man e adatta le parole sulla musica del maestro Ezio Bossio alla scuola. Si fa in un solo modo: Insieme.

Il palco è l’habitatat naturale di Caccamo, trentunenne lodigiano, laureato in Scienze dei Beni Culturali e in Storia e Critica dell’Arte, un primo libro nel 2019 (“Vai tranquillo”, “un libro fatto da un universitario per gli universitari”), passaggi in tv e partecipazioni in lungometraggi, al sesto spettacolo ideato e recitato con relativo tour. Uno one man show, sold out in tutto lo stivale e con più di un milione e mezzo di followers sui social.

A chiunque mi stia leggendo, consiglio di guardare i suoi reel degli ultimi mesi, nei quali sintetizza i “mestieri sinceri”(cassieri, camerieri, farmacisti, benzinai, farmacisti, librai) in pochi secondi e con elementi essenziali. Una voce fuori campo interagisce con lui, in un ipotetico botta e risposta tra il lavoratore e il cliente/utente, che ironizza sui luoghi comuni e anche sulla difficoltà di gestire quesiti e capricci non sempre (facilmente) tollerabili.

All’aliena categoria docenti raccomando il volume, «nato con la sola pretesa di guardare la scuola con un sorriso». Ne abbiamo bisogno, è uno strumento catartico contro la stanchezza o la sensazione di impotenza. Durante il periodo della pandemia, Caccamo ha insegnato in una scuola media di Lodi per due anni perché non poteva fare spettacoli. Ha toccato con mano, quanto, ormai ma forse da sempre, «Insegnare è una vera missione». Impossibile incastrare i due lavori, dopo ha dovuto scegliere perché è un «don Chisciotte che si carica del peso dell’intero sistema dell’istruzione riversando tutte le energie e le emozioni». Ma questo ambiente (di «aule, anfratti angusti, sovraffollati di banchi incisi dalla noia, odorosi di adolescenza, con pavimenti ricoperti di bigliettini, ritagli, frammenti di litigate e ridarole e le ormai due lavagne, una antica perennemente sporca di gesso, l’altra ipermoderna, scarabocchiata anch’essa, solo che in digitale») lo ama, altrimenti non riuscirebbe a rappresentarlo nelle più piccole sfaccettature. Il “Mi raccomando, non facciamoci riconoscere” prima delle gite, le campanelle “che hanno lo stesso effetto di un allarme antiaereo”, la dissociazione mentale mista alla cervicale infiammata dopo i colloqui generali, le notifiche notturne “Scusi il ritardo, prof., ecco il mio compito…”, gli intervalli equivalenti “all’ora d’aria dei detenuti”, le lamentele di alcuni genitori “perché i figli sono vessati dai professori”, il politicamente corretto per cui bisogna precisare che si è contro l’inesauribile burocrazia e non si sottovaluta la necessità dei PDP, le sale insegnanti con le nubi di frustrazione repressa nelle aule, le corse verso il bar vicino all’istituto per rifiatare, quell’ultima verifica quando ti eri illuso di aver terminato le correzioni, le preghiere di corpo e mente che implorano un po’ di riposo. Rituali per cui pare si stia lì ad “espiare i peccati dell’intero albero genealogico”. La scuola, come la politica, è una manna per i comici.

In varie interviste, Caccamo si è espresso sugli argomenti più dibattuti e spinosi, riportati in auge ad ogni cambio di ministro. «Ero un professore cattivissimo e l’idea di abolire i voti la trovo aberrante. Ricordiamoci che la scuola deve preparare i ragazzi al mondo che verrà e il mondo è fatto di tanti schemi valutativi, se noi glieli togliamo quando hanno l’opportunità di capirne il valore non stiamo aiutando i ragazzi. Io stesso una volta ho avuto 1 in un compito di latino sui paradigmi. È stato un bel pomeriggio, sono tornato a casa con la soddisfazione di dire: “Ho preso 1”»! Oh, non sapete quante volte ribadisco ai miei alunni che anch’io, che ora “sono in cattedra”, ho preso i miei due e questi, oltre a placare i miei genitori (“È normale!”), mi hanno fatto crescere. Senza alcuna retorica, di fatto.

«Vado in terapia da tanto tempo, provando un enorme piacere nell’esternare a uno specialista la mia vita e i miei pensieri. Se c’è una cosa che andrebbe inserita nella scuola è il tempo da dedicare al supporto psicologico». Rimbomba l’eco di richieste e promesse in questo senso da decenni, ma si concretizza sempre poco. Forse si auspica che ogni comunità scolastica si doti in autonomia di un esorcista!

«La verità è che chi spesso parla di scuola dalla scuola sembra non esserci passato, di scuola dovrebbe poter parlare solo chi tutti i giorni calca i corridoi e le classi di questi edifici vetusti e tutti i giorni affronta, dopo un’ora di sudatissima lezione, l’inevitabile domanda esistenziale:“Prof., posso andare in bagno?”».

«A me piace ancora pensare che insegnanti e studenti stiano dalla stessa parte della barricata. Solo che molti l’hanno dimenticato». Gli adulti sono i nemici naturali degli adolescenti, ma noi vogliamo e dobbiamo capire ed escogitare modi per interagire e “colpire al cuore” nonostante le divergenze generazionali, quelle tra boomer/cringe e i Centennials, tra il caro vecchio italiano neo-standard e un gergo che muta dal tramonto all’alba. Così parafrasiamo Dante anche in romanesco e chiediamo cosa significhi rankare. In attesa della luce, la meraviglia che osserviamo negli allievi quando scoprono cose nuove.

«Sono verdoniano. Non faccio battute ma porto sul palco la realtà quotidiana. Osservo e traduco in termini comici. Vedersi rappresentati in modo accentuato fa molto ridere, da sempre». Grazie, Filippo, non abbandonarci!

Gemma

Gemma Guido LIBRO

Che Gemma di libro! ~ ogni domenica su I&C

Gemma Acri Guido è nata a Cariati e cresciuta a Rossano. Ha poi cambiato casa e paese più volte di quelle in cui si è lasciata tagliare i capelli.
Dopo qualche anno nelle scuole del Cuneese, ora insegna Lettere al Liceo artistico di Ciampino. In precedenza è stata corrispondente de “Il Quotidiano della Calabria”, editor e correttrice di bozze. Le piace mangiare (anche se non si direbbe!), andare al cinema, viaggiare e camminare. Crede che i suoi genitori l’abbiano ormai perdonata per aver trasformato la loro casa in una biblioteca. E che l’ironia, i cani e la poesia salveranno il mondo. Oltre alla lettura, naturalmente!

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