Da oltre due mesi vive nel reparto di psichiatria, pur non essendo più in fase acuta. Una donna di meno di 60 anni, residente nella provincia di Cosenza, si trova oggi sospesa in un limbo sanitario e sociale: clinicamente stabilizzata, ma senza una struttura pronta ad accoglierla e senza una rete familiare in grado di assisterla.
Secondo quanto emerge, il ricovero sarebbe dovuto durare appena una decina di giorni, il tempo necessario per la fase acuta e la stabilizzazione terapeutica. Ma dopo le cure, il problema è diventato un altro: dove mandarla?
La donna ha perso entrambi i genitori e i due fratelli, pur presenti, non riuscirebbero a gestire la situazione a domicilio. Una vicenda che riporta al centro il tema delle cosiddette “dimissioni protette”, previste dalla normativa italiana nei casi di particolare fragilità sociale e psichiatrica.
In teoria, dopo il ricovero dovrebbero attivarsi una rete di servizi territoriali: Centro di Salute Mentale, servizi sociali comunali, eventuale amministratore di sostegno e soprattutto strutture socio-assistenziali o riabilitative capaci di prendere in carico il paziente. Ma nella pratica, soprattutto nella provincia di Cosenza, le strutture disponibili sarebbero insufficienti o non adeguate.
Così il reparto di psichiatria finisce per trasformarsi, di fatto, in un luogo di permanenza prolungata, con pazienti che restano ricoverati non per necessità cliniche immediate, ma per mancanza di alternative.
Una situazione delicata che apre interrogativi più ampi sullo stato della salute mentale in Calabria, sulla carenza di strutture intermedie e sul peso che spesso ricade interamente sulle famiglie.
Mentre la donna continua ad attendere una soluzione, resta il nodo di fondo: cosa accade quando un paziente non può tornare a casa e il territorio non è in grado di offrire risposte concrete?
L’auspicio, adesso, è che istituzioni, servizi sociali e rete sanitaria possano trovare rapidamente una risposta concreta, garantendo alla paziente un percorso dignitoso di assistenza e reinserimento.
Perché dietro le procedure e i numeri resta una persona che aspetta soltanto di non essere lasciata sola.
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