EDITORIALE. CRIMINALITA’, SOLO CALMA APPARENTE?

di Matteo Lauria – Direttore di Informazione & Comunicazione – C’è una parte di Calabria che pulsa e resiste, ma che nel silenzio subisce. Corigliano-Rossano e la sua area vasta – Sibaritide, Alto e Basso Ionio, da Cassano a Cirò – stanno vivendo un tempo pericoloso: un tempo in cui i riflettori si spengono troppo in fretta, in cui l’apparente tranquillità nasconde tensioni sempre più gravi. Negli ultimi giorni si è parlato di legalità in città. Un evento importante, partecipato, dove sono intervenuti nomi autorevoli come Peter Gomez, Pasquale Tridico e Nicola Gratteri. E va bene, anzi benissimo, parlarne. Ma questa terra non ha bisogno di presìdi, di Stato reale, concreto, permanente. Perché diciamolo chiaramente: quella che stiamo vivendo non è pace. È solo una tregua, precaria e inquietante. Dopo le sparatorie, i pestaggi, le bande in azione riprese dalle telecamere, sono arrivati alcuni fermi. Ma i fermi non bastano. Non risolvono. Non cancellano la mappa criminale che si è riattivata in tutta la fascia ionica. Droga, estorsioni, armi: il mercato illegale si muove, si rigenera, si ramifica. E lo fa mentre lo Stato continua a presentarsi in ordine sparso, con strutture sottodimensionate, organici carenti e senza quel potere d’impatto che servirebbe davvero. Oggi qui serve un piano di presenza straordinaria. E quando diciamo “presenza straordinaria” diciamo esercito. Sì, l’esercito.

BASTA PAURA DELLE PAROLE

C’è paura a pronunciare questa parola. Come se parlare di esercito fosse un’onta per la città, come se significasse certificare una sconfitta. Ma chi conosce la realtà lo sa: l’esercito in città può essere un deterrente, una forma di supporto alle forze dell’ordine, non un segno di resa. A Vercelli, Verona, Treviso, Bari e tanti altri centri, l’esercito c’è. E non sono zone in guerra. Perché qui no? Schiavonea sembra essere fuori controllo. Non c’è notte, alcuni affermano, senza una rissa. A Lido Sant’Angelo a Rossano, la movida è diventata un incubo per chi gestisce locali onesti. Gente che oggi paga le conseguenze di una narrazione negativa, di un abbandono istituzionale. Servono leggi nuove. Servono percorsi che premino il merito: per i magistrati, per gli agenti, per chi davvero rischia e ottiene risultati. Oggi la carriera spesso è figlia dell’anzianità di servizio, non della competenza. E invece bisognerebbe incentivare chi fa bene. Chi protegge, chi resiste, chi agisce.

IL TEMA VERO: LO STATO MANCANTE

Corigliano-Rossano è la terza città della Calabria. Ma solo sulla carta. Perché non c’è stato nessun adeguamento di servizi, strutture, forze dell’ordine, giustizia, infrastrutture. Abbiamo chiesto la riapertura del tribunale di Corigliano Rossano, l’elevazione del commissariato a distretto di Polizia, l’elevazione a gruppo dell’Arma. Ma nulla. Come comitato della Magna Graecia di cui mi onoro di far parte, abbiamo proposto – e lo ribadiamo – l’elevazione a capoluogo: una nuova provincia ionica, che comprenda Corigliano-Rossano e l’intera costa jonica calabrese incluso il crotonese. Una provincia con 420mila abitanti. Altro che marginalità. Sarebbe un presidio, un volano, una risposta. Ma la politica, ancora una volta, guarda altrove. Qui si continua a ragionare di fusioni, mentre la fusione – quella vera – resta incompiuta. Sette anni dopo, Corigliano-Rossano è ancora tenuta sotto la cinghia da capoluoghi storici gelosi del proprio potere. E intanto noi? Viviamo alla giornata. Sopravviviamo.

IL TEMPO DELLE PAROLE È FINITO

Questo editoriale non è un grido allarmista, né un attacco politico a chicchessia. Si parte dai fatti e arriva alla richiesta concreta: presenza strutturale dello Stato, senza paura di chiamarla con il suo nome. Pattugliamenti, esercito, potenziamento delle forze dell’ordine, giustizia efficiente, meritocrazia. Basta con la Calabria raccontata solo nei convegni. Basta con gli intellettuali del giorno dopo. Basta con i riflettori che si accendono a intermittenza. Questa terra ha bisogno di luce continua. E lo Stato, se davvero esiste per tutti, deve iniziare a dimostrarlo.

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