Editoriale | Il mare restituisce corpi. La politica restituisce polemiche

L’editoriale di Matteo Lauria – Non si sceglie la strada del silenzio, ma dello scontro politico. Si polemizza anche di fronte ai corpi di giovani alla ricerca di un lavoro o di crearsi una vita. Giovani, madri, padri, bambini deceduti nel disperato tentativo di raggiungere una terra che rappresentava una speranza. Per costoro la morte sembra meno insopportabile della certezza di una vita senza prospettive.  Si discute di Schengen, di quote, di espulsioni, di sicurezza. Temi certamente legittimi in una democrazia, ma che diventano moralmente insufficienti quando cancellano dal dibattito pubblico le persone in carne e ossa che hanno appena perso la vita. Anziché lavorare per la cessazione di ogni guerra in atto e trovare soluzioni per rendere autonome le aree da cui hanno origine gli sbarchi si parla di rimpatri e di controlli! Ma è normale? E’ una politica matura questa? Continuiamo a rincorrere le conseguenze senza affrontarne le cause. Mi sarei aspettato che le cosiddette “grandi potenze mondiali” mettessero al centro del dibattito: la cooperazione con i Paesi di origine, la creazione di opportunità di lavoro, come sostenere l’istruzione, come favorire lo sviluppo economico, come accompagnare la crescita, come contrastare le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani e su come lavorare con maggiore decisione per prevenire e fermare i conflitti armati. Ma ho l’impressione che la politica abbia smarrito la bussola della compassione. Che non è il contrario della sicurezza. In questo percorso anche la Chiesa può e deve avere un ruolo importante e incisivo. Le omelie non bastano, né i messaggi del Papa. Occorre che il Mondo scenda in piazza per dire “No” a cotanta disumanizzazione politica! Oggi il vero dramma non è soltanto il numero delle vittime. Il vero dramma è che ci stiamo lentamente abituando a contarle. Nessuna democrazia potrà dirsi davvero forte se, davanti ai corpi restituiti dal mare, la prima preoccupazione sarà il consenso politico e non il rispetto della dignità umana. Prima delle ideologie, prima delle appartenenze, prima delle campagne elettorali, viene la vita.

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