L’editoriale di Matteo Lauria – Un giorno il nuovo ospedale dovrebbe essere consegnato a ottobre, quello successivo la data viene rimessa in discussione. Tra annunci, smentite e interpretazioni politiche, a perdere consistenza è l’unica cosa che dovrebbe contare davvero: offrire ai cittadini informazioni chiare sullo stato dell’opera e sui tempi necessari per completarla.
La vigilanza della politica è legittima. Chiedere cronoprogrammi attendibili, verificare l’avanzamento dei lavori e segnalare eventuali criticità è persino doveroso. Diverso è trasformare ogni difficoltà in una previsione catastrofica, alimentando diffidenza proprio quando il traguardo appare più vicino rispetto al passato.
Un po’ di serietà, allora, non guasterebbe.
Il nuovo ospedale porta sulle spalle oltre vent’anni di attese. La sua storia è stata segnata da contenziosi giudiziari, problemi che hanno coinvolto le imprese, rallentamenti, incendi di matrice dolosa e numerosi altri ostacoli. Un percorso tormentato che impone prudenza, ma anche rispetto per chi oggi lavora per portare a termine l’opera nella piena consapevolezza delle difficoltà ereditate.
Restano interventi da completare e adempimenti che richiedono il coinvolgimento di più enti. Sarebbe quindi poco serio promettere date senza elementi certi. Allo stesso modo, però, non è responsabile descrivere ogni passaggio ancora aperto come la prova di un nuovo fallimento. Se il lavoro procederà senza ulteriori impedimenti, è ragionevole pensare che entro un anno si possa arrivare alla consegna. Non è una certezza da usare come slogan, ma una prospettiva concreta sulla quale concentrare energie e controlli.
Occorre soprattutto smettere di politicizzare ogni avanzamento del cantiere. Se l’ospedale aprirà, non dovrà essere considerato una vittoria personale del presidente Roberto Occhiuto. Se ha accumulato ritardi, non potranno essere attribuiti in modo semplicistico soltanto al centrosinistra. Su un’opera attesa da oltre due decenni, i meriti da rivendicare sono pochi e le responsabilità attraversano stagioni politiche e amministrative differenti.
Non ci saranno vincitori e vinti al momento della consegna. Ci sarà un territorio che finalmente potrà disporre di un presidio moderno, al servizio di una popolazione che merita una sanità più forte. E proprio la rilevanza dell’area dovrebbe riaprire una discussione seria sulla classificazione della struttura: non soltanto un ospedale spoke, ma un presidio con funzioni e servizi adeguati alle caratteristiche di un hub.
L’apertura segnerà anche un passaggio decisivo nell’integrazione degli stabilimenti di Corigliano e Rossano. Riunire reparti, personale e attività potrà ridurre la dispersione delle risorse umane, migliorare l’organizzazione e superare vecchie contrapposizioni campanilistiche. Non sarà un processo automatico né privo di difficoltà, ma rappresenterà l’occasione per costruire una sanità finalmente pensata su scala territoriale.
A chi opera nel cantiere e negli uffici coinvolti bisogna garantire attenzione e controllo, ma anche un clima sereno. Le critiche fondate aiutano; le manovre di disturbo dettate dalla ricerca di una rendita politica producono soltanto altro rumore.
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